Sono sempre stato un bambino sveglio.
Ma il mio dono è singolare: sono un disprezzatore.
Ma uno bravo, eh, mica come voi mezze seghe.

I presupposti per la predisposizione caratteriale ci sono tutti: ego ipertrofico, insufficiente intelligenza emotiva, un certo qual sadismo, superficialità, deformazione professionale per la parametrizzazione, no empathy, interessante collezione di idiosincrasie.
E una media fantasia.

La prima fase è il giudizio.
Sommario, lapidario, oggettivo. E parziale.

Giustino Zucca-Bernarda, il decennale vicino di casa che ha passato la vita ad esercitare la professione di infermiere e ad accudire il prossimo, ora è vedovo e vive solo con il suo fedele barboncino Sgnappy, ma è sempre gentile e disponibile ed interessato et informato in merito alle vicende dei condomini e si è fatto valere quando c'era bisogno di manutenzione all'ascensore e l'amministratrice..
no.
uomo-infradito che parla con cane.
vooooilà

Ed invece la signora Faulappia, sempre gentile e disponibile ed interessata et informata in merito alle vicende umane, legali, sanitarie e sessuali di tutti, in paese?
una Testimone di Geova ma senza Geova.

Lui?
Un serial killer di congiuntivi

Lei?
Guarda Studio Aperto. Amici. L'Isola dei Famosi.

Quello laggiù?
Ciccione.

Loro?
In due non riuscirebbero ad usare un appendiabiti.

Siamo tutti diversi, abbiamo tutti stessa dignità.
E ognuno ha diritto di essere come meglio crede, o perlomeno riesce.
Io rivendico il diritto di disprezzare il prossimo.
Liberissimo il prossimo in questione comportarsi analogamente nei miei confronti.
Tanto cazzomene, è grasso.
Preciso: mai scortese, mai alterato, mai offensivo.
Non mi piacciono prepotenza, maleducazione, violenza.
Niente liti, niente attriti
il disprezzo va coltivato dietro ad uno sguardo sornione.


La seconda fase è la narrazione.

Ci va studio. Se il soggetto del mio disprezzo occupa il mio campo visivo per una manciata di secondi, posso tranquillamente costellare il suo albero genealogico di animali e utensili indifendibili, o disegnargli addosso un costume da pollo spaziale, ma poco più.
Nello sfortunato concretizzarsi di una coesistenza più prolungata, la musica cambia.

Le vecchie che mi circondano in treno e parlano per un'ora, e con la stessa disinvoltura, di prezzi dei kiwi e morti per tumori al pancreas.

La segretaria universitaria che cerca il 'tasto qualunque' sulla tastiera.

Il dodicenne che spara house dal cellulare.

Materiale umano discutibile, ma miniera comica insostituibile.



perché io ti prendo il ritmo.

disegno il mio bozzetto mentale di te.

capisco qual è la tua sfiga, mi ci sintonizzo e poi comincio mentalmente a spingerla, sperimentando angolazioni e intensità diverse, con un unico obiettivo.

mandarla in risonanza.

dietro al mio sguardo sornione.

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