Il punto è che la culinaria non è una scienza esatta.
Nemmeno nella sua oramai desueta accezione cucinatoria.
Friggere mi crea difficoltà.
Guarnire mi fa sentire sporco dentro.
Mantecare non ho manco idea di che significhi.
Quindi ecco che, in mancanza del coinquilinato, ho un'autonomia di una dozzina d'ore.

Dopo questo felice periodo-finestra, il decorso è tanto regolare quanto inesorabile:

Esplorare / Improvvisare / Disperare

La fase di esplorazione è quella in cui, con metodica scientificità e certosino rigore, si fa l'inventario di tutto il commestibile. Perché il cibo è infido, si nasconde dove meno te lo aspetti.
Nei doppifondi del frigo, nei cassetti, a sinistra, dentro altro cibo.
Sono i giorni del barattolone di sottaceto per colazione, della megavasca di gelato al kiwi per pranzo, del vasetto di sugo alle noci bevuto freddo prima di andare a dormire.

La sperimentazione subentra quando sono rimaste solo provvigioni non edibili separatamente.
Menu-tipo di questa fase:
Colazione: Megascodella di Bud e crusca.
Pranzo: Crackers immersi nella salsa tartara. Se gira bene, contorno di salsa tartara.
Merenda: Megapastone di zucchero, farina, whisky.
Cena: Riso crudo con olio. Che almeno va giù bene.
Ai primi sintomi di scorbuto inizia la terza ed ultima fase.

La disperazione solitamente mi coglie con un flacone di salsa di soia in una mano, un panetto di burro nell'altra ed un'attrazione morbosa verso il tubetto di Colgate junior gusto fragola.

E capisco di dovermi arrischiare ad usare i fornelli.

(La vera vigliaccata è che hai il cibo, ma serve effettuare questo arcano processo alchemico per il quale, cuocendo, tutto cambia fantasiosamente consistenza, forma, colore e credo religioso.)

Anche perché l'ultima volta ho mangiato tutto nature e al dodicesimo uovo crudo mi è spuntato il seno.

(Il mio approccio è inutile qui.
Non puoi derivare una cotoletta,
normalizzare pomodori,
debuggare il vitel tonné.
Non puoi dimostrare un uovo.
Una volta ho anche provato a fattorizzare delle polpette,
ma poi ho diviso per zero ed è esploso il parmigiano)

Il primo, vano tentativo è sempre chiedere l'aiuto di Lei.
Il mio ego mi impedisce di ammettere la difficoltà, ma so di aver davvero bisogno di aiuto, anche solo per un panino:

Piccola?

Oh, ciao!

Senti. mi chiedevo

Dimmi


Sai qual è la differenza fra un toast ed un pompino?


cosa? stai scherzando??

Serissimo. Davvero, conosci la differenza fra toast e pompino?

NO.


Ok. Allora ti prego, puoi farmi un pompino?

Fallito il tentativo di richiesta aiuto esterno, mi accingo ad affrontare l'inesorabile.
Sarchio il megafreezer in cantina, rinvengo una scatola di sofficini marca Otzi.
Prendo una padella e la metto sul fuoco.

So far so good. Crediamoci.

Apro la scatola, studio quei quattro piccoli stronzetti.
Loro mi guardano strafottenti di rimando.

Jean, Claude, Van e Damme.

Già li odio.

Butto Jean e Claude in padella.
Non sembrano reagire.

Strano, la padella è rovente.

Verso dell'olio.

Cazzata.

La padella rovente mette in scena una sua personalissima versione del napalm vietnamita.
Mi prende fuoco la barba.
Jean comincia a sfrigolarsi addosso.
Claude opta invece per una reazione meno composta, e dunque decolla bestemmiando la trinità.
Van e Damme applaudono strafottenti.

Mi spengo la barba pucciandola nella maionese.

Aggredisco Van e Damme mentre ancora schiamazzano.
Li butto in padella.
Questo sacrificio sembra riequilibrare il pandemonio fisicochimico globale.

Prendo una scala e vado in cerca di Claude.
Non lo trovo.
Claude è asceso al cielo eiettandosi dalla mia padella. Maledetto.
Oppure era un sofficino quantistico e l'ho sparato attraverso il soffitto.
Ripongo la scala e torno a dedicarmi ai tre figli di troia rimasti.

Damme è fuggito.
Lo ripesco mentre arranca verso il lavandino.

Studio la situazione.
Jean sembra cotto, Van e Damme dei beluga spiaggiati e panati di sabbia.

Ok, ha senso, penso, Jean è stato impadellato prima.

Li giro.

Sul lato B, Van è cotto. Jean e Damme no.

Cazzo di sofficini non deterministici.

Alzo un po' il fuoco.
Van e Damme sobbalzano debolmente.
Jean comincia a girare su sé stesso in segno di apprezzamento.
Mi viene un sospetto.
Abbasso il fuoco. Jean rallenta.
Lo alzo. Jean accelera.
Basso. Alto. Lento. Veloce.

Jean è palesemente un sofficino masochista.

Smettila! Smettila! Guarda che esempio dai a Van e Damme!

Alzo il fuoco al massimo. Jean inizia a gemere.
Riabbasso prontamente, ma lui ha già cominciato a masturbarsi.
Van e Damme si guardano l'un l'altro intimoriti.

Lo fiocino con una forchetta, urlando JEAN, MALEDETTO PERVERTITO!

C'è Jean ovunque.
La versione zombie di Jean caracolla per la padella lasciando grumi di prosciutto cotto e trascinandosi dietro intestini di formaggio filante.
Van e Damme si spiattellano contro il bordo, terrorizzati.
Stammi vicino, Van squittisce Damme.

Riconosco che non è un bello spettacolo, scusate, ragazzi.

Rimuovo la maggior parte di Jean dalla padella.

Torno dai due superstiti con il miglior sorriso di circostanza.

Ma Damme sta davvero sclerando. Si abbraccia le ginocchia impanate e dondola
freneticamente. è squassata dai brividi. Non articola frasi di senso compiuto.

Damme, guardami le fa Van

OGBRRRRRRRL! BLAAAHRG! MGR

Damme, guardami, DAMME, DIOCRISTO, GUARDAMI!

Damme inizia a macinarsi furiosamente la lingua. Frammenti di prosciutto le escono dalla bocca.

Damme! DAMME!

Damme perde il controllo degli sfinteri e urla un ultimo RHAAAAAA!
Damme esplode, Van è scagliato indietro dall'onda d'urto.
Damme è ovunque.

Van resta un attimo incredulo, poi lancia un unico, lungo ululato di dolore.
Piangendo, si inginocchia.

E comincia a mangiare i resti di Damme.

Bisbigliando.

Mi avvicino per origliare.

Resteremo sempre assieme, piccola. Sempre. Solo noi. Non aver paura. Oh sì piccola, sì. Noi, assieme, per sempre.


Vorrei quasi dirgli che, nel marasma generale, credo proprio abbia mangiato anche la minchia di Jean.
E che a Jean sarebbe piaciuto.
Un sacco.

Il che mi fa sogghignare.

Van se ne accorge.

TU! abbaia

Io gli sorrido prontamente e fintamente: uelà, mister Van, che si dice?

Van sembra sul punto di cazziarmi, ma poi si volta, salta fuori dalla padella.

Io intuisco e mi tuffo per fermarlo

NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

Ma è troppo tardi, lo manco. Jean si tuffa nel lavello, affogando nell'acqua saponata.
Riaffiora, a faccia in giù, poco dopo.

Lo mangio mestamente. Rutto bollicine di detersivo in sua memoria.
Non ho più fame.
Chiamo Lei.

Hey, piccola, ti pensavo..

Davvero? che dolce..

Senti.. ricordi quella cosa di prima, quella del toast e del pompino?

Sono abituata a non far caso alle tue minchiate.

Fantastico. Allora vieni a farmi un toast?

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