Al mattino è dura.
E anche svegliarsi.
Nella migliore delle ipotesi mi lancio sotto la doccia e poi corro, nudo e sparsamente insaponato, fino alla fermata del bus.
Sarà l'adrenalina, sarà l'acqua fredda, sarà la concentrazione et coordinazione necessaria a fare l'elicottero con l'uccello se incontro una suora, ma in quei casi riesco a presentarmi al mondo con qualche neurone acceso.

Il più delle volte, invece, è davvero un casino.

Sveglia 06.45
Mi alzo dal letto e perdo l'equilibrio. Il più delle volte cado verso l'armadio, talvolta dentro l'armadio, altre semplicemente lascio che le pile di vestiti sparse in giro per la stanza attutiscano la mia caduta.
Vado in bagno, chiudo a chiave, attacco la stufetta, apro l'acqua.
Poi ci penso un po' e apro gli occhi.
Rimango qualche minuto a fissare la doccia , col vapore dell'acqua calda che comincia a salire, e mi dico cazzodibudda eppure sapevo come fare.
Dopo un paio di minuti ho un'intuizione geniale e mi spoglio. Resto in piedi, nudo, a guardare la doccia dicendomi cazzodibudda eppure sapevo come fare.
Mi si richiudono gli occhi e cado in direzione della doccia. Lo sbalzo termico mi inietta qualche cc di epifania: hai il crapone, quindi cadi in avanti, quindi ti basta puntare la direzione prescelta ed una felice combinazione di sonnolenza e mancanza di equilibrio lavorerà per te.
Il ragionamento mi sfinisce, appoggio la testa al muro e perdo genericamente conoscenza.
Game over. Tutto da rifare.

Sveglia 06.45
Consueto labirintite moment, ma sono sfortunatamente orientato e pesto uno dei pc sul pavimento, o mi impalo su Pungolo, o in qualche modo mi impicco alle corde del basso (e non ironizzate, stronzi, ogni anno milioni di persone muoiono impiccate alle corde del basso. del mio. la mia stanza è affascinante ora.).
Game over.

Sveglia 06.45
Non muoio nei primi trenta secondi ed esco indenne dalla stanza.
Cominciare con la doccia non ha funzionato, tentiamo il caffè.

Quando al Liceo il prof di fisica di turno tenta di imprimerti il concetto di algoritmo, con buona probabilità ti parla di come fare il caffé.
Mi sembra di averlo davanti, Giordano, a impararmi l'algoritmo del caffé.
Imperativo, sequenziale, lineare.
Ecco la mia implementazione:
Apro il frigo.
.
..
...
....
.....
Fanculizzo il frigo e localizzo la caffettiera.
La smonto.
Prendo il latte.
Rifletto.
Mi dò dell'idiota.
Poso la caffettiera.
Insulto tutti i Giordano che abbiano mai camminato in questa valle di lacrime.
Riprendo la caffettiera, metto l'acqua, metto il filtro.
.
..
...
....
.....
Apro il frigo.
Impreco alla peperonata fredda e chiudo.
Metto zucchero nel filtro della caffettiera.
Ci penso.
Ci penso.
Ci penso.
Fantastico sulla possibilità di violentare il signor Giordano con una caffettiera. Ma non il mio patetico esemplare, una Mokageddon Leviathan 9000.
Timeout.
Game over.

Idea: potrei prepararmi la caffettiera la sera prima.
Sveglia 06.45
Mi sbilancio verso la cucina, apro gli occhi, qualcosa luccica vicino ai fornelli.

Hai trovato Appunti #42.

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SI NO

Sì, cazzo. Prendi. BLOINK! Leggi:
Con stograncazzo che ti sei preparato la caffettiera prima.
Game over.

Sveglia 06.45
Proviamo a mangiare qualcosa.
Latte, biscotti.
BAM!
Fuoco e fiamme.
Epic fail.
For some things, there's just no excuse.
Game over.

Sveglia 06.45
basta con questo stealth da froci, let's get dangerous (cit.)
Senza alzarmi, allungo la mano sotto il letto.
Bevo sei burn.
Level up.
Mi alzo con un triplo carpiato (su, giù, su, giù, triangolo, quadrato, triangolo, cerchio, triangolo, ics, su, giù, su, giù, select,start, una combo della madonna), salto fluidamente dentro ai vestiti, poi mi tolgo il pigiama da sotto ai vestiti senza togliermi i vestiti (sarà la caffeina o il succo di toro ad inibire il mio Centro Sinonimi?), mangio peperonata e bevo sugo di noci, esco di casa correndo e urlando, sono la versione berserk di bittersweet symphony, uccido la popolazione brindisina a spallate ed uccido nuovamente i vecchi inspiegabilmente sopravvissuti a gomitate nei denti, sbavo, serro le mascelle, schiumo dalla bocca, sghignazzo, mando bacini alle ciccione ed ammicco alle suore (solo fondi umani chez moi al mattino), mi tuffo sul pullman, limono duro il guido, inizio a mangiare un sedile, ululo con la testa sporta dal finestrino e la lingua fuori, al vento.

I valdostani mi scendono al capolinea, inerme e inerte, raschiandomi via dal sedile con una pala da neve.

Game over.

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