Il punto è che la culinaria non è una scienza esatta.
Nemmeno nella sua oramai desueta accezione cucinatoria.
Friggere mi crea difficoltà.
Guarnire mi fa sentire sporco dentro.
Mantecare non ho manco idea di che significhi.
Quindi ecco che, in mancanza del coinquilinato, ho un'autonomia di una dozzina d'ore.
Dopo questo felice periodo-finestra, il decorso è tanto regolare quanto inesorabile:
Esplorare / Improvvisare / Disperare
La fase di esplorazione è quella in cui, con metodica scientificità e certosino rigore, si fa l'inventario di tutto il commestibile. Perché il cibo è infido, si nasconde dove meno te lo aspetti.
Nei doppifondi del frigo, nei cassetti, a sinistra, dentro altro cibo.
Sono i giorni del barattolone di sottaceto per colazione, della megavasca di gelato al kiwi per pranzo, del vasetto di sugo alle noci bevuto freddo prima di andare a dormire.
La sperimentazione subentra quando sono rimaste solo provvigioni non edibili separatamente.
Menu-tipo di questa fase:
Colazione: Megascodella di Bud e crusca.
Pranzo: Crackers immersi nella salsa tartara. Se gira bene, contorno di salsa tartara.
Merenda: Megapastone di zucchero, farina, whisky.
Cena: Riso crudo con olio. Che almeno va giù bene.
Ai primi sintomi di scorbuto inizia la terza ed ultima fase.
La disperazione solitamente mi coglie con un flacone di salsa di soia in una mano, un panetto di burro nell'altra ed un'attrazione morbosa verso il tubetto di Colgate junior gusto fragola.
E capisco di dovermi arrischiare ad usare i fornelli.
(La vera vigliaccata è che hai il cibo, ma serve effettuare questo arcano processo alchemico per il quale, cuocendo, tutto cambia fantasiosamente consistenza, forma, colore e credo religioso.)
Anche perché l'ultima volta ho mangiato tutto nature e al dodicesimo uovo crudo mi è spuntato il seno.
(Il mio approccio è inutile qui.
Non puoi derivare una cotoletta,
normalizzare pomodori,
debuggare il vitel tonné.
Non puoi dimostrare un uovo.
Una volta ho anche provato a fattorizzare delle polpette,
ma poi ho diviso per zero ed è esploso il parmigiano)
Il primo, vano tentativo è sempre chiedere l'aiuto di Lei.
Il mio ego mi impedisce di ammettere la difficoltà, ma so di aver davvero bisogno di aiuto, anche solo per un panino:
Piccola?
Oh, ciao!
Senti. mi chiedevo
Dimmi
Sai qual è la differenza fra un toast ed un pompino?
cosa? stai scherzando??
Serissimo. Davvero, conosci la differenza fra toast e pompino?
NO.
Ok. Allora ti prego, puoi farmi un pompino?
Fallito il tentativo di richiesta aiuto esterno, mi accingo ad affrontare l'inesorabile.
Sarchio il megafreezer in cantina, rinvengo una scatola di sofficini marca Otzi.
Prendo una padella e la metto sul fuoco.
So far so good. Crediamoci.
Apro la scatola, studio quei quattro piccoli stronzetti.
Loro mi guardano strafottenti di rimando.
Jean, Claude, Van e Damme.
Già li odio.
Butto Jean e Claude in padella.
Non sembrano reagire.
Strano, la padella è rovente.
Verso dell'olio.
Cazzata.
La padella rovente mette in scena una sua personalissima versione del napalm vietnamita.
Mi prende fuoco la barba.
Jean comincia a sfrigolarsi addosso.
Claude opta invece per una reazione meno composta, e dunque decolla bestemmiando la trinità.
Van e Damme applaudono strafottenti.
Mi spengo la barba pucciandola nella maionese.
Aggredisco Van e Damme mentre ancora schiamazzano.
Li butto in padella.
Questo sacrificio sembra riequilibrare il pandemonio fisicochimico globale.
Prendo una scala e vado in cerca di Claude.
Non lo trovo.
Claude è asceso al cielo eiettandosi dalla mia padella. Maledetto.
Oppure era un sofficino quantistico e l'ho sparato attraverso il soffitto.
Ripongo la scala e torno a dedicarmi ai tre figli di troia rimasti.
Damme è fuggito.
Lo ripesco mentre arranca verso il lavandino.
Studio la situazione.
Jean sembra cotto, Van e Damme dei beluga spiaggiati e panati di sabbia.
Ok, ha senso, penso, Jean è stato impadellato prima.
Li giro.
Sul lato B, Van è cotto. Jean e Damme no.
Cazzo di sofficini non deterministici.
Alzo un po' il fuoco.
Van e Damme sobbalzano debolmente.
Jean comincia a girare su sé stesso in segno di apprezzamento.
Mi viene un sospetto.
Abbasso il fuoco. Jean rallenta.
Lo alzo. Jean accelera.
Basso. Alto. Lento. Veloce.
Jean è palesemente un sofficino masochista.
Smettila! Smettila! Guarda che esempio dai a Van e Damme!
Alzo il fuoco al massimo. Jean inizia a gemere.
Riabbasso prontamente, ma lui ha già cominciato a masturbarsi.
Van e Damme si guardano l'un l'altro intimoriti.
Lo fiocino con una forchetta, urlando JEAN, MALEDETTO PERVERTITO!
C'è Jean ovunque.
La versione zombie di Jean caracolla per la padella lasciando grumi di prosciutto cotto e trascinandosi dietro intestini di formaggio filante.
Van e Damme si spiattellano contro il bordo, terrorizzati.
Stammi vicino, Van squittisce Damme.
Riconosco che non è un bello spettacolo, scusate, ragazzi.
Rimuovo la maggior parte di Jean dalla padella.
Torno dai due superstiti con il miglior sorriso di circostanza.
Ma Damme sta davvero sclerando. Si abbraccia le ginocchia impanate e dondola
freneticamente. è squassata dai brividi. Non articola frasi di senso compiuto.
Damme, guardami le fa Van
OGBRRRRRRRL! BLAAAHRG! MGR
Damme, guardami, DAMME, DIOCRISTO, GUARDAMI!
Damme inizia a macinarsi furiosamente la lingua. Frammenti di prosciutto le escono dalla bocca.
Damme! DAMME!
Damme perde il controllo degli sfinteri e urla un ultimo RHAAAAAA!
Damme esplode, Van è scagliato indietro dall'onda d'urto.
Damme è ovunque.
Van resta un attimo incredulo, poi lancia un unico, lungo ululato di dolore.
Piangendo, si inginocchia.
E comincia a mangiare i resti di Damme.
Bisbigliando.
Mi avvicino per origliare.
Resteremo sempre assieme, piccola. Sempre. Solo noi. Non aver paura. Oh sì piccola, sì. Noi, assieme, per sempre.
Vorrei quasi dirgli che, nel marasma generale, credo proprio abbia mangiato anche la minchia di Jean.
E che a Jean sarebbe piaciuto.
Un sacco.
Il che mi fa sogghignare.
Van se ne accorge.
TU! abbaia
Io gli sorrido prontamente e fintamente: uelà, mister Van, che si dice?
Van sembra sul punto di cazziarmi, ma poi si volta, salta fuori dalla padella.
Io intuisco e mi tuffo per fermarlo
NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO
Ma è troppo tardi, lo manco. Jean si tuffa nel lavello, affogando nell'acqua saponata.
Riaffiora, a faccia in giù, poco dopo.
Lo mangio mestamente. Rutto bollicine di detersivo in sua memoria.
Non ho più fame.
Chiamo Lei.
Hey, piccola, ti pensavo..
Davvero? che dolce..
Senti.. ricordi quella cosa di prima, quella del toast e del pompino?
Sono abituata a non far caso alle tue minchiate.
Fantastico. Allora vieni a farmi un toast?
Archives
Quando è stato il mio turno di subire le orribili vessazioni psicologiche delle versioni di latino, il WAP era troppo costoso e l'UMTS solo un genere porno dalla notevole creatività e ricercato bacino d'utenza.
E noialtri ci si arrangiava alla buonissima, se non peggio.
Fab, Daniele, Sandro ed il sottoscritto. L'armata brancaleone del latino.
Il protocollo era sempre uguale. Daniele sa, io smisto, Fab copia, Sandro prende 4.
Una routine consolidata che ci ha permesso, per anni, di sopravvivere degnamente senza sforzi.
Fino a quando.
Oggi versione, mi fa Fab
Ahoy, così si dice, Fab
Dovete farmi copiare, eh, stronzi!
Vedremo, Sandro, vedremo.
Oh faccedimmerda, se
See se, vai tranquillo, qualcosa arriva.
No ma dai cazzo, l'ultimo compito ho preso 4.5 e mi ha ancora alzato la media
Sei in quei giorni, Sandro?
Faffanculo va'.
Ci sediamo, ci posizioniamo.
Divisa regolamentare da versione: pantaloni con tasconi, maglia per occultare il sottobanco, cartuccera di bigliettini pretagliati, ovuli di grammatica, portapenne col doppiofondo.
Tutto il nécessaire per il latino, tranne il latino.
a quello pensa Daniele.
Sms.
Daniele.
Sdo bale. Dod vedgo.
Trasecolo. Alzo gli occhi e guardo Fab.
Non ho nemmeno bisogno di parlare.
No, cazzo, NO mi fa
Sandro scoppia a piangere.
Considero la situazione.
Farsi passare un'intera versione dalle file davanti è improponibile.
Siamo soli.
Valutiamo le nostre risorse.
Il mio dizionario arriva solo fino alla P. Le pagine successive sono state oggetto di origami blasfemi o sparate tramite cerbottane dopo debito insalivamento. O entrambi.
Sandro ha trasformato il suo dizionario nell''abbecedario dei cazzi'. Mi mostra fiero un cazzo a piena pagina con basco e tavolozza. Pablo Picazzo, mi fa.
Fab, nella custodia del dizionario, ha un miniatlante del Messico. Non adduce giustificazioni plausibili.
Arriva la prof.
Fermi, immobili. Lei squadra il fondo aula. Sono attimi di terrore e sangue freddo.
Lei cerca una vittima.
Noi lo sappiamo.
Lei sa che noi lo sappiamo.
Guarda Sandro, Fab, me, Fab. Poi guarda altrove. Poi me. Poi Sandro.
Sta solo cercando un pretesto.
Con la punta del piede, nascosto dalle enormi chiappone di Valentina, colpisco il banco di Gian.
Gian sobbalza ECCHECCA..
Gianluca, vieni a fare la versione alla cattedra.
Gianluca bestemmia a mezza voce e si avvia al patibolo.
Ottenuto il suo sacrificio, la prof si placa. E ci consegna la versione.
La leggo.
Mi si incrociano gli occhi.
Fab mi lancia un bigliettino
La 1. La 2. La 3. La 5. La 6. La 7
Sul retro gli scrivo che è una versione, picio, non ci sono launo ladue ecc.
Inoltro.
Me ne lancia un altro
La 4
Gli faccio cenno di covarmelo fino alla schiusa.
Guardo Sandro
Apre il dizionario a caso e mi mostra un notevole fallo con guantoni al posto dei testicoli.
'Cazzius clay', secondo l'accurata didascalia.
Decido che Sandro è spacciato.
Mi arriva un biglietto da Fab
Vuoi essere la mia puttana?
200 corone, è la mia risposta
Fab sembra non avere obiezioni.
Finalmente mi dedico alla versione.
Ce la posso fare. Ce la devo fare. Basta crederci.
Cerco la prima parola. Inizia con la R, non è sul mio dizionario.
La seconda parola ha come possibili significati 'ricco, molto ricco, saggio, povero, blu'
Ok, sono fottuto, non ce la posso fare.
Mi guardo intorno. Scrivono tutti.
La prof non ci guarda nemmeno. Sa che senza Daniele collaborare è deleterio.
Gigi scrive. Marco scrive. Gian mi guarda con odio dalla cattedra. Non scrive.
Laura scrive. Valentina scrive. Marianna..
Marianna mi guarda.
Io: Mano a carciofo
['zzo vuoi?]
Lei: Pollice al petto, indice e pollice chiusi che ondeggiano, indice a me
[se vuoi te la scrivo]
Io: Indice a lei, indice e pollice chiusi che ondeggiano, pollice al petto, sopracciglia alzate
[ME LA SCRIVI?]
Lei: Annuisce, con fare vezzoso e civettuolo
[sì, vedi, oramai sono disperata e farei qualunque cosa per beccarmi un po' di cazzo entro la menopausa]
Sospiro
Io: Pollice alto, indice che traccia cerchi nell'aria, gesto a V con lingua saettante nel mezzo
[fai la tua parte, free willy, e magari poi ti mangio i resti di brasato dalle mutandone]
Un bigliettino malpiegato vola verso di me.
Lo acchiappo prontamente con l'ascella, copio.
Ho la versione. Sono salvo.
A quanto pare il soggetto è un tal Ebuclito, distintosi in chissà quale battaglia dei cazzinculo per aver scalato a mani nude le mura della città di Bubula. ok.
Cambio brevemente le parole e passo a Fab
Scrivo a Sandro.
Ho la versione. Sei in grado di parafrasartela?
Passo.
Sandro risponde inviandomi Cazzo De Gama. Nota a fondopagina: fare che?
Sta a me. E sia.
Passo a Sandro una versione in cui un tale Bubula contempla la bellezza del tramonto in compagnia del suo cane Ebuclito. Lascio anche intendere che Bubula nutra qualcosa di più che semplice amicizia verso Ebuclito.
Povero Sandro, prende sempre 4. Mah.
Lui ringrazia alzando il ritratto di un pene fumettoso in calzamaglia nera.
Cazzivik.
Mi volto per vedere se Fab ha problemi.
Limitatamente alla versione, perlomeno.
Lo vedo indaffaratissimo in un'opera di bricolage.
Ok, Fab è spacciato.
Scade il tempo, consegnamo.
Fuggiamo in zona caffé, dribblando Marianna che lancia bramiti d'amor tradito.
Sandro ringrazia, io minimizzo.
Fab dice che non è riuscito a copiare perchè aveva da fare
E quindi?, domando
Ho consegnato la tua brutta.
Fab, la mia brutta era scritta sul retro di Cazzistotele!
O beh, fotte.
NO! Cazzistotele no! Era bellissimo! puntualizza Sandro
Fab, ma dovevi solo copiare, che cazzo avevi da fare?
Era la domanda che aspettava.
Sogghigna, si fruga in tasca.
Mi passa un plichetto di piccoli fogli di carta, fermati a mo' di mazzetta.
Ci sono venti bigliettini circa 10*5 cm, riproduzioni sufficientemente approssimate di banconote.
Con scritto, fronteretro, '10 corone'.
Lo guardo insospettito
200 corone. Ora sei la mia troia.
Rido. Lui no.
Say my name, puttanella.
Sono spacciato.
Calciofiga mi attacca alle spalle alla macchinetta del caffè. E io ho appena fatto la cazzatissima: cappuccino con cioccolato extrazucchero. Erogazione in un minuto circa. Guardo terrorizzato la barra di caricamento al 2%
Certo che stò Real Caprimulgo fa' campanie accuisti da migliardi e poi si fa' eliminare alla diciasseiesima giornata
Scusa, non guardo le partite
Che poi sbaliano la formazzione, dai, basta un 4-5-3 con sei oriundi come terzini della fascia lata e vedi che i gol arrivano
Davvero, non so niente di calcio. Niente
Minchia poi VanHouten e un venduto è s'è n'è va' in Giobergia l'hanno prosimo
Caffè pronto, io fuggo.
Altri agguati nei giorni seguenti. I miei migliori compagni di merende cadono vittime della sua sgrammaticata logorrea. Seppelliamo le salme in biblioteca. Accendiamo ceri sui loro profili di facebook.
Nel comando da campo, nascosta dietro alla macchinetta dei ciocorì, l'intellighenzia superstite studia la contromossa. La luce di una dinamo fende la coltre di fumo e tensione. Il maggiore Fralaltro bestemmia pedalando. L'appuntato Marchina bestemmia tenendo sollevata la bici da terra. Il tenente Bernardi bestemmia. Uomini logorati ma vivi mettono a frutto anni di esperienza militare. Sguardi accesi illuminano volti segnati.
Sbubbina pesca la pagliuzza più corta.
E' lui la cavia.
Ha mac e figli, mais c'est la guerre.
Si avvicina alla macchinetta del caffé.
La zona è presidiata dal nemico, le vedette lo avranno già avvistato, il panzer incombe.
Sbubbina è un uomo, Sbubbina è un soldato.
Sbubbina ha perso suo fratello Tia in un'operazione di ricognizione in Segreteria Studenti.
Sbubbina ha tenuto fra le braccia Lollo mentre agonizzava, colpito dai cecchini della S.W.E.B.
Sbubbina è un uomo, Sbubbina è un soldato.
Sbubbina è forte.
Ma,
mentre Calciofiga schiera le sue trippe per lanciarsi all'attacco,
Sbubbina trema come una foglia.
Calciofiga, forte della superiorità numerica, attacca frontalmente
Minchia il Faffenbaum s'hi compra Rigatoni! Diòffa, ma che cazzo s'è nhe fanno di un'altro centrasanti? Ti dico io come meterli in campo!
Sbubbina accusa il colpo, porta le mani al ventre, ansima
Intanto in porta ci meti Cruspi-Sbarbapietre, che Olaffson è un bingobongo eh nel suo paese non anno ancora inventato il palone, figurati il sport di calcio!
Sbubbina vacilla, madido di sudore
E poi sulla linia dei 22 metti Ingeborg e Ichabod, che se ariva la p'alla scattano in tutte le direzzioni e smarcano queli altri. Poi Sfiatini in braccio a Sfighensen con VanHouten a carriola
Sbubbina cede, cade in ginocchio
è andato mi bisbiglia il feldmaresciallo Marucola qualcuno dovrà telegrafare alla famiglia
In cientro Battiloca su una quadriga, Frappuccini con uno zainoget e Tyrynnanzy che tiene tallone di qori. Al primo controppiede dano la palla a Stantuffelli che scellie Pikachu e insieme fanno la catapulta infernale e fanno terzzo tempo e vano in ghol oltre la linea di meta e vincono t'uttte le biglie degli aversarri.
Non voglio guardare fa Vito, sezione guastatori.
C'est la guerre sentenzia il General Beppazzo, scuotendo il capo.
Io, con il binocolo, osservo Sbubbina.
E vedo.
Vedo Sbubbina rialzarsi dalla cenere.
La campana non suona per me. Non oggi. gli leggo dalle labbra coperte di polvere e sangue.
Vedo il viso farsi colorito, vedo una vena pulsare sul collo.
Vedo Sbubbina prendere fiato, alzare lo sguardo, stringere i pugni.
Vedo nei suoi occhi i volti di Tia, di Lollo, di tutti i caduti che si sono addormentati nella speranza del respawn.
AHSSSSììììììììì??? QUELLO Lì DICE CHE CRAPANZANI NON SàGGIOCAAARE
Indicando un cadetto dei Neutrali.
Maledetti neutrali.
Calciofiga è colto alla sprovvista.
CHOOOOOSA? gorgoglia, pattugliando la zona
Il cadetto dei neutrali non ha nemmeno il tempo di ritirarsi in trincea.
I fari da perlustrazione lo colgono rapidamente.
Immobile.
Come un animale sorpreso dagli abbaglianti di un tir.
Terrorizzato.
Come uno scolaretto.
Sorpreso dagli abbaglianti di un tir.
Calciofiga è palesemente indeciso.
Richiama le trippe, convoca il suo stato maggiore.
Ma Sbubbina non gli concede il tempo di riorganizzarsi.
Con freddezza, si posiziona.
Locked and loaded.
E fa fuoco.
SEEEEEE! L'HO SENTITO DIRE CHE PIGLIAPAPERO E SGARGATUBO SI TOCCACCIANO NEGLI SPOGLIATOI
Seguiamo tutti la traiettoria del missile. Calciofiga è colpito in pieno. Per qualche interminabile secondo ondate di sbigottimento lo squassano, ma è questione di attimi, e tutto il potenziale bellico è lanciato all'attacco del cadetto, che umanamente dilata le pupille.
E gli sfinteri.
Calciofiga lo accerchia rapidamente e apre il fuoco
OH MACHECCAZODICCI, SGRAGGATUBO è LA NOSTRA BANDIERA, ONORE HAL CAPPITANO, CHE S'E NON SI ERA STORCICATO IL GINOCHIO..
Abbandoniamo il cadetto al suo destino.
C'est la guerre.
Sbubbina, ferito ma vincitore, fa ritorno fra noi.
Festeggiamo la vittoria stappando freewaycola e ballando sui banchi e scopando in gruppo la fotocopiatrice.
Sbubbina riceve una medaglia al valore.
Non supererà la notte, e lo sappiamo.
Tutti.
C'est la guerre.
23 settembre
Edelgarda carissima, scrivotti al fin di aggiornar la tua persona in merito alle più recenti vicende che mi hanno coinvolto, eradicandomi dalla quiete della mia vita di abacista e trascinandomi in un vortice impetuoso e impietoso di villanìa et straniante insicuretzia.
Giungo al dunque.
A meriggio inoltrato, mi stavo inoltrando in direzion della dimora dell'archiatra Ciompeschi, persona alquanto illuminata in materia di sferette da abaco. Quand'ecco che un losco figuro sbucò ratto da un vicolo malfamato e mi si parò innanzi. Non ebbi nemmeno il tempo di sfidarlo a singolar tenzone che costui sfilò un monile dal panciotto e me lo pose di fronte agli oculi. Lo squadrai rapidamente, Edelgarda, cercando di intuire le sue intenzioni. Imbolsito, sguardo bovino, gote cispose, lo giudicai un avvinazzato. Decisi dunque di assecondarlo, nella speranza di poter celermente liberarmi di lui. Osservai l'aggeggio che ancora avevo innanzi al volto. Piccolo, raffinato, di pregevole fattura. Verosimilmente forgiato dai maestri delle Fiandre. Ma ciò che più colse la mia attenzione fu l'immagine di una ragazza, incastonata nel centro del monile, e brillante di luce propria, come se dietro d'essa fosse posto un minuscolo lume.
Qual mirabile cimelio dissi allo sconosciuto avete la mia stima e, se mi è concesso, una punta della mia invidia. Ma, se posso, a cosa devo questa piacevole estemporanea?
Speravo di lusingarlo, di far leva sul bisogno d'attenzione tipico del popolino represso.
LA VEDI QUEFTA? ME LA FCOPO. HE. HE.
Confesso, cara Edelgarda, che non seppi dissimulare. Quell'uomo non parlava il nostro idioma. Che fosse un Thug? Che intendesse rapirmi e ridurmi in schiavitù nella sua terra misteriosa e salvaggia? Oh, quale scenario deplorevole.
Altrettanto a Lei, messere, gli dissi. Ora la prego di perdonarmi, ho un appuntamento incombente. E arretrai di qualche passo.
AFPé! Fò UNA FOTO CHE FI BAFIAMO! HE.
Il terrore più nero mi attanagliò. Mi voltai e fuggii, sperando che il mio aggressore -oh, perché non lo capii a tempo?- non mi inseguisse.
ECCOLA! GUà! GUà! Fià FERTE POPPE!
Riparai in un piccolo sgabuzzino, chiudendomi rapidamente la porta alle spalle e sprangandola con una ramazza. Mi sedetti a terra, brividi di panico attraversavano il mio corpo. Attesi per qualche minuto, poi appoggiai l'oricolo alla porta per sincerarmi della posizione del losco figuro.
POI Fenò UNA CHE FIAMO IN PIFINA! CIASù IL COFTUME! HE.
CELOFù ANCH'IO. HE. HE. E ANCHE IL COFTUME. HE. HE. HE.
Il mio povero cuore di abacista non resse, Edelgarda, e svenni come corpo morto cade.
Tuo,
Agilulfo Pandoltio.
--------------
24 settembre
Cara Edelgarda, temo sinceramente che la mia vita sia messa repentaglio. Sono cinto d'assedio dal barbaro assalitore, ed ho già consumato i viveri a mia disposizione. Anche la carta scarseggia, dovrò scrivere con parsimonia. Ah, se potessi ancora una volta averti tra le braccia!
Tuo,
Agilulfo Pandoltio.
--------------
25 settembre
Cara Edelgarda, la vita in questo sgabuzzino è subumana. Ho letto le didascalie di tutti i prodotti alchemici presenti. Ho mangiato le ghette. Ho tracciato un tuo ritratto sulla saponiera, per avere un volto amico a tenermi conforto. Di tanto in tanto, nel silenzio, sento echeggiare degli HE.
Tuo,
Agilulfo Pandoltio.
--------------
26 settembre?
Cara Edelgarda, digiuno e febbre mi squassano. Sto perdendo la cognizione del tempo. Ho la barba lunga fino alle caviglie. Ho coperto i muri di iscrizioni. Solo i dialoghi con la saponiera mi impediscono di impazzire.
Tuo,
Pangilulfo Agioltio.
-------------------
TO BE CONTINUED










