Monday morning. Voglia di vivere monotona decrescente. Salgo sul treno.
Occhi semichiusi per il sonno, sopracciglio sinistro leggermente arcuato in generico segno di disprezzo. Il consueto aspetto trasandato e incolto contribuisce all'aura di mgrrrf.
Dave Lombardo mi sta facendo un massaggio cardiaco a 180 bpm attraverso le cuffie, ma i miei bioritmi sono piatti, i miei neuroni perlopiù spenti.
Monday morning, insomma.
Quand'ecco.
Lei.
Grassa.
Di quella grassottaggine molesta e solo vagamente divertente, perlopiù molesta.
E. STA. PIANGENDO.
Guardando il cellulare.
Alzo gli occhi e ringrazio i neon spenti del treno.
grazie, neon. ve ne devo una. e non è nemmeno il mio compleanno.
La punto. è in una coppia di sedili isolati. Quello al suo fianco è in percentuale accettabile libero, anche se la sua chiappa sinistra (o ciccia di altro luogo indigena che, colando, si trova ad occupare strategicamente la posizione di chiappa sinistra) tenta di rivendicarne possesso e proprietà sbrodolandocisi sopra, invadendolo.
Mi rendo conto di avere i denti scoperti. Immaginatemi come Aphex Twin con il suo ghigno migliore. Arriccio il labbro superiore, mi mordo il lato destro di quello inferiore, socchiudo gli occhi e allargo le narici.
Sono un cazzo di lupo, una tigre, e lei, lei è una grassona seduta su un treno.
grazie, neon. ne farò saggio uso
Lei sta guardando il telefono.
Rallento. Distendo i lineamenti, assumo un'aria di compatimento, cerco di emettere empatia.
Valuto la possibilità di inumidirmi lo sguardo ma decido di giocare progressivo.
La guardo negli occhi, o perlomeno dove stimo che dovrebbero essere gli occhi in mezzo a tutta quella strabordanza, e le parlo con voce profonda (il lunedì mattina aiuta).
:-Ciao. Posso sedermi, per favore?
Le dò appena il tempo di voltarsi a guardarmi, a guardarmi vedere le sue lacrime, e poi
:-Grazie, con tono sinceramente riconoscente, appena un accenno di sorriso di gratitudine.
A sorridere troppo il rischio è che si senta derisa.
Lei traffica un po' col cellulare, poi mi guarda, poi cellulare, poi me.
Io sono seduto di trequarti e, quando lei si volta verso di me, aspetto qualche secondo e poi alzo lentamente lo sguardo a incontrare il suo. Minchia se è brutta.
Quando si volta, io torno a guardarmi le mani.
Non accavallo le gambe, non incrocio le braccia.
Il palmo della mano sinistra è rivolto verso di lei.
Quando lei inspira, io inspiro. Quando lei espira, io espiro.
In meno di un minuto ho il suo ritmo.
Il suo ritmo si fa più blando ma il pattern non varia. Il respiro rallenta.
Quando mi guarda comincio ad abbozzare piccolissime timide frazioni di sorriso.
Non ho avuto modo di prepararmi, e studio rapidamente cosa potrei essere. Sull'età non mento, non ha senso. Cosa studio? Matematica. più stupido. Ingegneria. più grasso. Filosofia. sei sulla strada giusta. Antropologia. Poi pensa che tu voglia studiarla. Scienze dell'educazione. cazzo, sì. marmocchi. hotdogzilla lì non vede l'ora di spremersi attraverso le strette colonne d'Ercole dell'adolescenza e sbrodolarsi nell'ampio calco di una matrona plurifigliatrice, ci scommetto.
La gravidanza è l'antisesso, lei è l'antisesso, quindi lei ama i bambini. ok. ma hotdogzilla è inascoltabile, dai. Ora mi devo inventare qualche trauma infantile, qualcosa di orribile. Qualcosa che mi costi molto confessarle e che ci leghi per sempre dopo che l'avrà saputo. Sono stato violentato. Il cazzo, ti metti a ridere in tempo zero. Ho cambiato sesso. Vedi sopra. Mmmh. Dismorfofobia. Eccolo. Ci diremo quanto ci troviamo brutti e soli e ciononostante speciali, disperatamente unici e incompresi, ci abbracceremo e saremo fratelli di sangue.
Sto curando i dettagli, come i tic e la cadenza nel parlare, quando il suo telefono squilla.
è lui.
Mh, pessimo tempismo.
Se me la fa piangere lui non è punto.
Cazzo di cicciona, le sorrido.
Lei si gira verso il finestrino, parla concitatamente. Entro il primo migliaio di parole, cioè una ventina di secondi circa, sta di nuovo frignando.
Cazzo di cicciona.
Sono fuori dal cast ma ho comunque un posto in prima fila. E allora godiamocela, signori.
E me la godo, eccome.
:-Non ti interessi mai di quello che penso.
:-Dovresti sapere cosa penso.
:-Non mi fai mai sentire importante.
:-Guarda che prima o poi perderò la pazienza, ed allora ti dispiacerà.
:-Non fa ridere, non sto scherzando.
:-Non giocare con me.
:-Parliamo.
:-No, ti prego, parliamo.
:-Ti prego.
:-Ti amo.
Il tutto in un delizioso crescendo di singhiozzi e scorrendo di lacrime. La voce le si è rotta.
Stacca il telefono e si abbandona ad una versione particolarmente grufolante di pianto.
Io sono estasiato.
Stazione di Nuova Olbia, devo scendere.
hey, le faccio
lei si volta verso di me, gli occhi gonfi, il trucco a puttane, i menti fuori posto.
Le pianto per una frazione di secondo lo sguardo in fondo agli occhi, oltre la pupilla, dritto sulla retina.
poi sorrido, e davvero.
grazie, le sillabo senza emettere suono, davvero.
poi scendo, e continuo a sorridere.
cazzo di cicciona.
voglia di vivere crescente.
Archives
:-Salve, cerco un libro. Autore sfortunatamente ignotomi ma titolo abbastanza particolare: Il diavolo, Cantor e l'infinito.
:-Un attimo.
La Scimmia Ammaestrata Feltrinelli spaciocca sulla tastiera. Io ho, come sempre, un ritardo della Madonna e ho pianificato al seminuto ogni fase. Ho assegnato 120 secondi all'interazione me-scimmia.
Non trattabili.
Non dalla scimmia.
Ma lei sa contare sono fino a 20, nuda fino a 19, e quindi scialacqua con nonchalance (minchia!) il mio preziosissimo tempo.
Trovo, come sempre, oltremodo oculata la scelta di assegnare ad un umano un compito che un C64 farebbe prima e meglio.
Cerco dunque di intrattenermi leggiucchiando le puttanate disposte sul desk-cassa. Smemorande, moleskines, libri di calciatori. Esatto, le taboo delle librerie, le minchiate che nessuno comprerebbe mai, ma, voglio dire, già che si è lì ad aspettare che quella troia riesca a battere a macchina quella straminchiavolante di trentina di caratteri, ecco, magari sfoglio le tictac, ecco.
Dopo cinque durissimi secondi la guardo e accendo un neon mentale a 720p
Lei ticklatick sulla tastiera, con momenti di incertezza ad occorrenza crescente.
Alza gli occhi e mi guarda.
Io le sorrido, le chiedo trovato? e intento le fisso con attenzone collo, valutando il punto migliore per piantarle uno yokogeri.
:-Non riesco a scriverlo, mi dice.
Da non so quale ufficio pignoleria del mio cervello mi fanno notare che, nel tempo in cui costei NON ha digitato il singolo titolo del libro io sarei riuscito ad iscrivermi ad aNobii, recensirlo scopiazzando da wikipedia, creare e distribuire sui circuiti di filesharing dei fakes con quel titolo e come file effettivo un'autobiografia di Marcello Pera, ed ovviamente stamparne un paio di versioni, rilegarle hardcover e parcheggiargliele sulle gengive.
:-Il diavolo, Cantor, l'infinito.
:-Non so..
La vedo guardare smarrita la tastiera e vorrei essere credente per prendermela con qualcuno di diverso da Murphy.
:-Cerchi solo Cantor, immagino non otterrebbe troppi risultati.
{a piccoli passi, piccola testolina di cazzo}
:-Cerco infinito!
{tua madre era una grande scimmia antropomorfa. Non hai mai conosciuto il tuo vero padre}
:-Se vuole.. ma forse non è così discriminante.
:-iiii.....enne....iii...no!...cancella. iiii.....enne......effe....dov'è la i?
Perdo mentalmente il treno. Poi un altro. Poi infiniti altri. Bologna Centrale viene distrutta e ricostruita in vetroresina vulcaniana minchiafaust.
:-enne...enne...enne...
Oltre la vetrina della libreria interi cicli di evoluzione si affacciano alla vita, muovono le loro pedine e muoiono di autocombustione, dirigendosi nuovamente nel vuoto cosmico del Nirvana.
:-...iiiiiiiii...
L'uomo uccide Dio. L'uomo crea i dinosauri. I dinosauri mangiano l'uomo. La donna eredita la Terra.
:-.....uff,no,cancello
Sulla superficie della mia prigione temporale si infrangono gli eoni, ere geologiche svaniscono nel fluido orizzonte. L'orogenesi sfigura il pianeta, nuove razze si impongono sull'uomo, l'umanità tenta la carta disperata di una fusione prematura con le macchine. I sigilli vengono rotti uno ad uno, lingue glaciali riportano con sadica maestosità il mondo al silenzio.
E quella puttana ha a malapena scritto 'infinito'.
:-Oh, dodici catacurbilioni di risultati.
E inizia a scorrerli.
:-Provi con Cantor.
:-Posso provare con 'diavolo'.
:-Provi con Cantor. Meno risultati, più precisione.
:-Canto?
:-CantoR.
:-Kant?
:-CANTOR. Matematico. Bipolare. Insiemi.
:-Si scrive con la K.
Mi guardo intorno cercando qualcosa da infilarle nelle orbite. Qualcosa di rostrato, potendo.
:-No. C,A,N,T,O,R.
tickletickle
:-Non trova nulla.
:-Ora lo scriva con la C.
tickletickle
:-Eccolo! Satana,Cantor e l'infinito. Fuori catalogo, mi dispiace.
Parte di me si dichiara molto delusa dalla scelta di Satana al posto di Diavolo (ma tanto voialtri che cazzo ne capite), qualche altro furbone mette a uno il flag FAIL e sveglia così il {demone del} senso di colpa. Che attacca a farmi il culo.
{sei un coglione, lo sai?}
No, cioè, vabbé, ecco, uff..
{sei. un. coglione.}
Ero in buona fede.
{dillo}
Ma diavolo, dal greco diabolé, s
{fotte cazzi del greco diabolé. Hai fatto una minchiata}
Sì.
{chiedi scusa alla scimmia}
:-Scusa, scimmia.
:-Scusi? dice la Scimmia Ammaestrata Feltrinelli
{sei un?}
Coglione.
{bravo. Ora fuori}
Devo pagare i libri di McCarthy.
{vero. Muoviti}
Posso comprare Anelli nell'io?
{sei un ruffiano}
Lo so. Pace?
{sì}
:)
{ma compra quella maglietta 'il razzismo è una brutta storia'. è marcatamente omosessuale, ma tu non lo sai e non sarò io a dirtelo}
Bastardo.
{grazie}
Come buona parte dei miei connazionali con QI a tre cifre (consistente peraltro in una trascurabile percentuale), coltivo il sogno di emigrare, espatriare, spedirmi in vacanza al confino.
Mi chiedo spesso cosa si potrebbe fare dell'Italia nel momento in cui mi trovassi finalmente a non averne più immediato bisogno.
Sarebbe carino riciclarla in qualcosa di vagamente utile, funzionale, gradevole ai sensi.
Sarebbe anche oltremodo carino nuclearizzarla, e facendo due conti i pro soverchiano i contro, ma ci sono un paio di persone che proprio mi spiacerebbe nebulizzare, e soprattutto troppi alberi e troppa arte per far sommariamente tabula rasa.
Quindi pensavo, potrebbe diventare una specie di zoo, un parco naturale in cui l'italiano medio è specie protetta, un Jurassic Park di ignoranza revisionista e cattolicizzata.
Mettiamo tipo dei gabbioni e noi altri svedesi/francesi/esuli andiamo in giro in jeep e ci meravigliamo dell'incredibile fauna umana che la fondazione Hammond e i fondi europei ci permettono di osservare e disprezzare.
Alla vostra destra un pugliese affaccendato nel mangiarsi le unghie dei piedi mentre su quel faggio un molisano sgrana il suo rosario. Laggiù, invece, si intravedono dei veneti intenti a guardare mediashopping mangiando ciò che si estraggono dal naso.
Dovremmo tenere un po' sotto controllo gli andamenti demografici, ma la gestione è banale.
Ingegnere, ci servono più italiani.
Apro i rubinetti della sangria. O quelli dei brasiliani.
Meno italiani, meno.
Apro i rubinetti dei preti. O quelli dell'amianto.
Io ovviamente non avrei tempo e voglia di gestire la cosa, ma potrei affidare tutto al campione mondiale di qualche videogioco gestionale tipo theme park o rollercoaster supercazzo manitù 2009. Visto che è con buona confidenza un coreano di dodici anni, non dovrei neanche pagarlo, gli darei semplicemente una copia delle chiavi della gabbia delle soubrettes.
A livello di spese di mantenimento degli italiani mi limiterei ad assecondate la tendenza all'omeostasi autarchica e isolazionista. Una specie di Truman Show peninsulare.
Panem et circensem, ma rigorosamente pay per view.
Magari clono un po' di Berlusconi, Costantino e Totti e li spargo per i villaggivacanza, affinché ognuno abbia la possibilità di leccare il suo preferito. Magari li modifico geneticamente facendo sì che sudino soma.
O che lo eiaculino, ci devo pensare.
Il merchandising farebbe il resto.
Anche se sicuramente antropologi di tutto il mondo sarebbero interessati al fenomeno, e potrei studiare qualche convenzione con università e centri ricerca.
Lascerei lanciare noccioline.
In pratica, a pensarci, non dovrei fare un cazzo se non lasciare le cose come sono.
E, da dentro la mia gabbia, mi chiedo perfino se avrebbe senso costruire gabbie.
[stream of minchiousness. mi riservo il diritto di smanacciarlo, somewhen else]
Ma è quanto di più personale io abbia mai scritto.
C'è molto, moltissimo me che affiora fra numeri e facezie, che traspare dalle oscenità.
Le persone, la Spagna, i rapporti, le metafore,
i recinti razionali di irrazionalità,
il ponderare valori, voleri e doveri,
il me ed il noi,
il potenziale egoismo della felicità e il certo autolesionismo di certo altruismo]
Il sesso è una partita a bang. Lei è lo sceriffo, ha 5 punti vita, un bazar di blu a terra e dieci whiskeys in mano. Tu sei un furilegge moribondo con in mano un duello e un sette di quadri. è un casino, gente, le carte non girano mai dalla tua, e tanti non puntano manco a vincere, ma almeno a sopravvivere alla prima mano.
Non so voi, signori, ma io sono a quota cinque doppi sensi.
Per noi maschietti è forse il paradosso piu' grande.
Buona parte del nostro cervello passa 24/7 a ripeterci sessosessosessosessosesso.. e quindi eiaculiamoci oltre il punto di non ritorno appena possibile, giusto?
EH NO! NO! è qui che sbagli (cit.)
Perché non ci sono seconde chances per gli usain bolt del sesso.
Ergo?
Proiettarsi altrove.
Svuotare la mente.
Pensare ad altro.
Ed ecco che dietro a due occhi languidi/arraposi parte un grand guignol del peggio del nostro peggio.
Non mi addentro nel merito perché non è nel mio metodo.
Vi giro un paio di righe del Sommo Chuck.
Per impedirmi di venire, immagino luoghi d'impatto di disastri aerei, immagino di calpestare merde. Con l'uccello che mi brucia, immagino foto fatte dalla polizia a rottami di macchine accartocciati, ferite da fucilata a bruciapelo. [..] Per impedirmi di venire, immagino le lezioni di anatomia del primo anno, immagino di dissezionare i due lembi del clitoride, le crura, ciascuno lungo più o meno quanto un dito indice. Immagino di dissezionare i corpi cavernosi, i due cilindri di tessuto erettile del pene. Recidevamo le ovaie. Asportavamo i testicoli. Impari a recidere tutti i nervi e a metterli da parte. I cadaveri che puzzano di formalina, di formaldeide. L'odore delle macchine nuove. Con queste immagini di cadaveri in testa puoi stantuffare per ore senza arrivare al capolinea.
Romantico, eh?
Fortunatamente non sono del giro.
Evito lo splatter per paura di crearmi dei ponti neurali indesiderati.
Di ricordare la mia prima volta come quando pensavo a Cecchi Gori.
(con Cecchi Gori tiri per ore).
Di guardare foto di ulcere in funzione del connubio.
Di trovarmi, un giorno, a realizzare che mio figlio è stato eiettato mentre pensavo ai bagni degli autogrill.
Io conto.
Tecnicamente, tabelline traslate.
Tipo 6,13,20,27,34,chissa'.
Serve a distrarmi, mi impegna relativamente poco cervello, nessun side effect permanente tipo le suddette associazioni palahniukke.
E se anche il numero 5040 talvolta mi causa durelli, le altre vecchiette in coda per comprare il formaggio non sembrano dispiacersene.
Peraltro, non posso immaginare il contatore à la Lost perchè penso a quando partono gli uccellini rossi e neri e mi angoscio addosso. Non immagino nemmeno contatori generici perché il mio cervello ci associa un DING! DING! DING! ad ogni scatto e mi sembra di fare sesso con un flipper. Il che mi eccita morbosamente e vanifica l'utilità prima del contatore stesso.
Certo, sul momento puoi fare le peggio cazzate.
(ometto sbuffi, bramiti e gnikigniki)
Tipo
Esultare quando arrivi a mille/diecimila/centomila, venire urlando cinquecentocinquantaquattromilaottantaquattro oppure ventisettemaavevopersoilconto, farle dei segni con l'uniposca blu sulle tette ogni cinquantamila, appendere al letto i tuoi cazzo di grafici in excel sull'andamento prestazionale stagionale, darsi al data mining più smodato.
Ok, è un farsi del male, un limitarsi, un tarparsi le ali, ma serve, o servirebbe, capire quando non è il momento per vivere. Essere sparato al di fuori dell'universo, intravedere lo scibile ed il fenomenico nella loro interezza quando sono al di là della portata di mano, Heisenberg, cazzo, sempre lui, lui e un po' Wiener, e poi trovarsi ad aizzare il grottesco contro il lineare e prendere un grosso respiro prima dei prossimi piccoli enormi respiri, invecchiare di dieci anni, aprire una pancia con un bisturi per rimuovere gli altri bisturi, demolire una cattedrale per ricostruirla piena di fiori e frutta e parole e numeri. E tartarughe.
Perché alla fine ti stai causando degli scompensi idraulici che ti faranno morire di embolia martedì se non di embolia lunedì, ma sticazzi, se vivi consapevole non puoi morire ignaro.










