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anzi no

Trento. Bistecca da 1kg. Vino.
Poi vino.
Poi qualcosa che temo sia grappa. Qualcuno comincia a notarmi impastato.
Si esce. Uno che non conosco arriva a chiedermi se gli faccio il pieno.
Gli chiedo se è una richiesta di rapporto.
Specifico che, per esperienza, è molto meglio chiedere.
Lui barcolla e mi dice: hai la maglia del benzinaio.
Io barcollo a ritmo e rispondo che no, non lo è.
Lui si corruga ovunque e biascica chiarimenti.
Io rispondo che è la maglia della palestra.
Lui mi afferra per il bavero, mi imprime il suo moto ondulatorio, avvicina gli occhi lucidi, legge 'Jeet Kune Do Bologna'.
Si dilegua con passo deciso ma traiettoria subottima.
Spunta del limoncello. Il mio inglese guadagna in fluency.
Un po' di persone spariscono. Saranno le tre. Altre persone spariscono.
I miei coinquilini decidono di rincasare. Altri vanno a casa di altri.
Io torno in ostello, mi sfilo dai jeans cellulare, documenti, soldi, chiavi dell'auto, tutto. Prendo lo zaino, lo svuoto, lo riempio di morazze da 66, rimbocco le coperte agli amichetti, prendo le chiavi dell'ostello, esco.
Bob, me, una che conosco ma di cui non ricordo il nome, una che non conosco, il fratello.
Ci avviamo verso casa di quella che non conosco. Il fratello barcolla e io e bob lo sorreggiamo a turno.
Comincia a biascicare, a farsi difficile da gestire.
Ad un certo punto tira fuori l'uccello, azzerando istantaneamente la mia disponibilità nei suoi confronti. Lo lascio cadere.
La sorella lo aiuta genericamente.
Si ferma un'auto, uno sconosciuto ha colto la difficoltà, si offre di portare a casa l'ubriaco. Carica lui e la sorella.
Io penso che potrebbe essere il jackpot di uno stupratore, ma fanculo, quello mi ha mostrato il pene.
Bob io e l'altra (anna?) proseguiamo.
Loquaci e sbanderecci ma grossomodo autosufficienti.
Bob mi dice delle cose saggissime, che non ricordo. Gli dico che è saggissimo, che è la mia saggissima guida spirituale.
In una mezz'ora arriviamo.
Entro, mi siedo al tavolo, in pochi secondi la situazione precipita.
Tutto ruota, riluce innaturalmente, pulsa.
Mi alzo, cerco di uscire, non riesco. La padrona di casa mi punta verso la porta. Saluto genericamente, fuggo in strada, rovescio un po'.
In quell'attimo di lucidità realizzo di non sapere dove cazzo sono.
Cerco di rientrare per chiedere informazioni, ma è una specie di condominio, gli altri non sono dietro alla porta che si affaccia sulla strada.
Non so che campanello suonare, saranno le 4 di notte, non ha senso urlare.
Riesco ad arrivare sul retro. Vedo una finestra illuminata al primo piano.
Tento.
Mi arrampico su una bici appoggiata al muro. Sono in piedi sul manubrio.
Salto, mi appendo al davanzale, mi tiro su, sbircio.
Bingo.
hello there fellas, i'm totally lost!
vieni dentro, scemo, ti apro.
mi lascio andare, atterro in piedi sul manubrio di prima.
La bici non si muove.
Mi fermo e ringrazio il caso per non avermi ucciso.
Poi sono di nuovo dentro, saluto, mi scuso, parlo di non so cosa, faccio l'errore di sedermi, in pochi secondi la situazione precipita.
Panico, sto male, cerco di uscire, non trovo la porta e continuo a finire in stanze senza uscita.
La padrona di casa mi scorta all'uscita, io fuggo senza voltarmi, giro il primo angolo et voilà, che bel marciapiede viola.
Realizzo che non so dove cazzo sono.
Sospetto sia il video di smack my bitch up, il pezzo con la A lunghissima.
Prendo direzioni a caso, guardo il firmamento vorticare facendo perno sulla mia verticale, sbando, mi appoggio, credo di aver parlato con delle persone che non conoscevo e con degli oggetti che non mi hanno ascoltato, ho il sospetto di aver cercato di confidarmi in tedesco, frasi piene di nicht mehr, ma probabilmente me lo sono immaginato.
Ho veramente un lungo segmento di buio discontinuo, inframezzato random da flash non contestualizzabili.
Sono scazzato perché nemmeno perdermi da solo, di notte, ubriaco e in una cazzo di città sconosciuta basta a svuotarmi la mente.
Dopo un bel po' trovo l'ostello. Entro, rovescio cose, sveglio gente, mi sdraio, gorgoglio, mi alzo, fuggo, esco.
Mi siedo sul marciapiede di fronte, approfitto del tombino, mi addormento un po'.
Sveglio, rientro, mi metto i pantofoloni pelosi muccati, mi sdraio, mi alzo e vado ad abbracciare il water.

Mi svegliano alle 8. Non riesco ad aprire l'occhio destro.
Apprendo di essere rientrato alle 5emmezza, poi tipo alle 6.
Quindi il mio black-out camminatorio mi ha impegnato per novanta minuti.
Bob è irreperibile.
Il mio zaino disperso.
Andiamo in spiaggia.
Io entro in mare, in piedi nudi e jeans, sperando di lavarmi via grumi di bistecca e pensieri.

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Pochi giorni fa sono stato semieducatamente molestato da un jeansaio.
Per salvarmi ho dovuto ammettere di avere quasi un culo RnB.

Pochi giorni ancora prima di fa ho tentato di insegnare a risolvere i sudoku ad un carabiniere che mi aveva appena messo le mani nei pantaloni. Suscitando peraltro la gelosia del jeansaio. Che i sudoku non li sa fare.

Mi sono trovato a fare da consulente emotivo ad una bambina logorroica e mi sono sentito dare del consulente emotivo da un omaccione misantropo.

Ho di nuovo interagito con dei vecchi e, cazzo, sono impagabili. Se non ci fossero bisognerebbe procurarsene di nuovi allo zoo.

Ho passato l'estate vittima di insonnia + sonnambulismo + ipnagogia. Molestando nel sonno, più o meno coscientemente, nell'ordine, torcetti, bomboniere perugina, il mio migliore amico, il mio migliore amico, il mio migliore amico, il mio migliore amico, il mio migliore amico, uno zaino, un'Eleonora innocente, una videocamera.
Le persone si sono sempre svegliate in tempo, la videocamera pure, lo zaino no, è da buttare.

Ho bozze di una fenomenologia tassonomica degli ubriachi, di una storia a bivi su gesù, di gesù, gesù, di un paio di ragguardevoli avventure sessuo-adolescenziali, di una dimostrazione che io sono il papa (migliore di quella di Russell), manuali di cucina per politeisti, i cheats per giocare con lara croft nuda. a tetris.

Però non ho più un cazzo voglia, ergo addio.
Un po' horror stasi, un po' salsapariglia, un po' illusione della necessarietà di credere davvero in quel che si fa, contro la vacuità della mera abitudine, di regolarità autoimposte o diolovuolismi di sorta che siano. Ma fondamentalmente salsapariglia, ammettiamolo.
Therefore, kaboom.

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Caffeina mon amour

Al mattino è dura.
E anche svegliarsi.
Nella migliore delle ipotesi mi lancio sotto la doccia e poi corro, nudo e sparsamente insaponato, fino alla fermata del bus.
Sarà l'adrenalina, sarà l'acqua fredda, sarà la concentrazione et coordinazione necessaria a fare l'elicottero con l'uccello se incontro una suora, ma in quei casi riesco a presentarmi al mondo con qualche neurone acceso.

Il più delle volte, invece, è davvero un casino.

Sveglia 06.45
Mi alzo dal letto e perdo l'equilibrio. Il più delle volte cado verso l'armadio, talvolta dentro l'armadio, altre semplicemente lascio che le pile di vestiti sparse in giro per la stanza attutiscano la mia caduta.
Vado in bagno, chiudo a chiave, attacco la stufetta, apro l'acqua.
Poi ci penso un po' e apro gli occhi.
Rimango qualche minuto a fissare la doccia , col vapore dell'acqua calda che comincia a salire, e mi dico cazzodibudda eppure sapevo come fare.
Dopo un paio di minuti ho un'intuizione geniale e mi spoglio. Resto in piedi, nudo, a guardare la doccia dicendomi cazzodibudda eppure sapevo come fare.
Mi si richiudono gli occhi e cado in direzione della doccia. Lo sbalzo termico mi inietta qualche cc di epifania: hai il crapone, quindi cadi in avanti, quindi ti basta puntare la direzione prescelta ed una felice combinazione di sonnolenza e mancanza di equilibrio lavorerà per te.
Il ragionamento mi sfinisce, appoggio la testa al muro e perdo genericamente conoscenza.
Game over. Tutto da rifare.

Sveglia 06.45
Consueto labirintite moment, ma sono sfortunatamente orientato e pesto uno dei pc sul pavimento, o mi impalo su Pungolo, o in qualche modo mi impicco alle corde del basso (e non ironizzate, stronzi, ogni anno milioni di persone muoiono impiccate alle corde del basso. del mio. la mia stanza è affascinante ora.).
Game over.

Sveglia 06.45
Non muoio nei primi trenta secondi ed esco indenne dalla stanza.
Cominciare con la doccia non ha funzionato, tentiamo il caffè.

Quando al Liceo il prof di fisica di turno tenta di imprimerti il concetto di algoritmo, con buona probabilità ti parla di come fare il caffé.
Mi sembra di averlo davanti, Giordano, a impararmi l'algoritmo del caffé.
Imperativo, sequenziale, lineare.
Ecco la mia implementazione:
Apro il frigo.
.
..
...
....
.....
Fanculizzo il frigo e localizzo la caffettiera.
La smonto.
Prendo il latte.
Rifletto.
Mi dò dell'idiota.
Poso la caffettiera.
Insulto tutti i Giordano che abbiano mai camminato in questa valle di lacrime.
Riprendo la caffettiera, metto l'acqua, metto il filtro.
.
..
...
....
.....
Apro il frigo.
Impreco alla peperonata fredda e chiudo.
Metto zucchero nel filtro della caffettiera.
Ci penso.
Ci penso.
Ci penso.
Fantastico sulla possibilità di violentare il signor Giordano con una caffettiera. Ma non il mio patetico esemplare, una Mokageddon Leviathan 9000.
Timeout.
Game over.

Idea: potrei prepararmi la caffettiera la sera prima.
Sveglia 06.45
Mi sbilancio verso la cucina, apro gli occhi, qualcosa luccica vicino ai fornelli.

Hai trovato Appunti #42.

Vuoi prendere Appunti?
SI NO

Sì, cazzo. Prendi. BLOINK! Leggi:
Con stograncazzo che ti sei preparato la caffettiera prima.
Game over.

Sveglia 06.45
Proviamo a mangiare qualcosa.
Latte, biscotti.
BAM!
Fuoco e fiamme.
Epic fail.
For some things, there's just no excuse.
Game over.

Sveglia 06.45
basta con questo stealth da froci, let's get dangerous (cit.)
Senza alzarmi, allungo la mano sotto il letto.
Bevo sei burn.
Level up.
Mi alzo con un triplo carpiato (su, giù, su, giù, triangolo, quadrato, triangolo, cerchio, triangolo, ics, su, giù, su, giù, select,start, una combo della madonna), salto fluidamente dentro ai vestiti, poi mi tolgo il pigiama da sotto ai vestiti senza togliermi i vestiti (sarà la caffeina o il succo di toro ad inibire il mio Centro Sinonimi?), mangio peperonata e bevo sugo di noci, esco di casa correndo e urlando, sono la versione berserk di bittersweet symphony, uccido la popolazione brindisina a spallate ed uccido nuovamente i vecchi inspiegabilmente sopravvissuti a gomitate nei denti, sbavo, serro le mascelle, schiumo dalla bocca, sghignazzo, mando bacini alle ciccione ed ammicco alle suore (solo fondi umani chez moi al mattino), mi tuffo sul pullman, limono duro il guido, inizio a mangiare un sedile, ululo con la testa sporta dal finestrino e la lingua fuori, al vento.

I valdostani mi scendono al capolinea, inerme e inerte, raschiandomi via dal sedile con una pala da neve.

Game over.

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