Trento. Bistecca da 1kg. Vino.
Poi vino.
Poi qualcosa che temo sia grappa. Qualcuno comincia a notarmi impastato.
Si esce. Uno che non conosco arriva a chiedermi se gli faccio il pieno.
Gli chiedo se è una richiesta di rapporto.
Specifico che, per esperienza, è molto meglio chiedere.
Lui barcolla e mi dice: hai la maglia del benzinaio.
Io barcollo a ritmo e rispondo che no, non lo è.
Lui si corruga ovunque e biascica chiarimenti.
Io rispondo che è la maglia della palestra.
Lui mi afferra per il bavero, mi imprime il suo moto ondulatorio, avvicina gli occhi lucidi, legge 'Jeet Kune Do Bologna'.
Si dilegua con passo deciso ma traiettoria subottima.
Spunta del limoncello. Il mio inglese guadagna in fluency.
Un po' di persone spariscono. Saranno le tre. Altre persone spariscono.
I miei coinquilini decidono di rincasare. Altri vanno a casa di altri.
Io torno in ostello, mi sfilo dai jeans cellulare, documenti, soldi, chiavi dell'auto, tutto. Prendo lo zaino, lo svuoto, lo riempio di morazze da 66, rimbocco le coperte agli amichetti, prendo le chiavi dell'ostello, esco.
Bob, me, una che conosco ma di cui non ricordo il nome, una che non conosco, il fratello.
Ci avviamo verso casa di quella che non conosco. Il fratello barcolla e io e bob lo sorreggiamo a turno.
Comincia a biascicare, a farsi difficile da gestire.
Ad un certo punto tira fuori l'uccello, azzerando istantaneamente la mia disponibilità nei suoi confronti. Lo lascio cadere.
La sorella lo aiuta genericamente.
Si ferma un'auto, uno sconosciuto ha colto la difficoltà, si offre di portare a casa l'ubriaco. Carica lui e la sorella.
Io penso che potrebbe essere il jackpot di uno stupratore, ma fanculo, quello mi ha mostrato il pene.
Bob io e l'altra (anna?) proseguiamo.
Loquaci e sbanderecci ma grossomodo autosufficienti.
Bob mi dice delle cose saggissime, che non ricordo. Gli dico che è saggissimo, che è la mia saggissima guida spirituale.
In una mezz'ora arriviamo.
Entro, mi siedo al tavolo, in pochi secondi la situazione precipita.
Tutto ruota, riluce innaturalmente, pulsa.
Mi alzo, cerco di uscire, non riesco. La padrona di casa mi punta verso la porta. Saluto genericamente, fuggo in strada, rovescio un po'.
In quell'attimo di lucidità realizzo di non sapere dove cazzo sono.
Cerco di rientrare per chiedere informazioni, ma è una specie di condominio, gli altri non sono dietro alla porta che si affaccia sulla strada.
Non so che campanello suonare, saranno le 4 di notte, non ha senso urlare.
Riesco ad arrivare sul retro. Vedo una finestra illuminata al primo piano.
Tento.
Mi arrampico su una bici appoggiata al muro. Sono in piedi sul manubrio.
Salto, mi appendo al davanzale, mi tiro su, sbircio.
Bingo.
hello there fellas, i'm totally lost!
vieni dentro, scemo, ti apro.
mi lascio andare, atterro in piedi sul manubrio di prima.
La bici non si muove.
Mi fermo e ringrazio il caso per non avermi ucciso.
Poi sono di nuovo dentro, saluto, mi scuso, parlo di non so cosa, faccio l'errore di sedermi, in pochi secondi la situazione precipita.
Panico, sto male, cerco di uscire, non trovo la porta e continuo a finire in stanze senza uscita.
La padrona di casa mi scorta all'uscita, io fuggo senza voltarmi, giro il primo angolo et voilà, che bel marciapiede viola.
Realizzo che non so dove cazzo sono.
Sospetto sia il video di smack my bitch up, il pezzo con la A lunghissima.
Prendo direzioni a caso, guardo il firmamento vorticare facendo perno sulla mia verticale, sbando, mi appoggio, credo di aver parlato con delle persone che non conoscevo e con degli oggetti che non mi hanno ascoltato, ho il sospetto di aver cercato di confidarmi in tedesco, frasi piene di nicht mehr, ma probabilmente me lo sono immaginato.
Ho veramente un lungo segmento di buio discontinuo, inframezzato random da flash non contestualizzabili.
Sono scazzato perché nemmeno perdermi da solo, di notte, ubriaco e in una cazzo di città sconosciuta basta a svuotarmi la mente.
Dopo un bel po' trovo l'ostello. Entro, rovescio cose, sveglio gente, mi sdraio, gorgoglio, mi alzo, fuggo, esco.
Mi siedo sul marciapiede di fronte, approfitto del tombino, mi addormento un po'.
Sveglio, rientro, mi metto i pantofoloni pelosi muccati, mi sdraio, mi alzo e vado ad abbracciare il water.
Mi svegliano alle 8. Non riesco ad aprire l'occhio destro.
Apprendo di essere rientrato alle 5emmezza, poi tipo alle 6.
Quindi il mio black-out camminatorio mi ha impegnato per novanta minuti.
Bob è irreperibile.
Il mio zaino disperso.
Andiamo in spiaggia.
Io entro in mare, in piedi nudi e jeans, sperando di lavarmi via grumi di bistecca e pensieri.
Pochi giorni fa sono stato semieducatamente molestato da un jeansaio.
Per salvarmi ho dovuto ammettere di avere quasi un culo RnB.
Pochi giorni ancora prima di fa ho tentato di insegnare a risolvere i sudoku ad un carabiniere che mi aveva appena messo le mani nei pantaloni. Suscitando peraltro la gelosia del jeansaio. Che i sudoku non li sa fare.
Mi sono trovato a fare da consulente emotivo ad una bambina logorroica e mi sono sentito dare del consulente emotivo da un omaccione misantropo.
Ho di nuovo interagito con dei vecchi e, cazzo, sono impagabili. Se non ci fossero bisognerebbe procurarsene di nuovi allo zoo.
Ho passato l'estate vittima di insonnia + sonnambulismo + ipnagogia. Molestando nel sonno, più o meno coscientemente, nell'ordine, torcetti, bomboniere perugina, il mio migliore amico, il mio migliore amico, il mio migliore amico, il mio migliore amico, il mio migliore amico, uno zaino, un'Eleonora innocente, una videocamera.
Le persone si sono sempre svegliate in tempo, la videocamera pure, lo zaino no, è da buttare.
Ho bozze di una fenomenologia tassonomica degli ubriachi, di una storia a bivi su gesù, di gesù, gesù, di un paio di ragguardevoli avventure sessuo-adolescenziali, di una dimostrazione che io sono il papa (migliore di quella di Russell), manuali di cucina per politeisti, i cheats per giocare con lara croft nuda. a tetris.
Però non ho più un cazzo voglia, ergo addio.
Un po' horror stasi, un po' salsapariglia, un po' illusione della necessarietà di credere davvero in quel che si fa, contro la vacuità della mera abitudine, di regolarità autoimposte o diolovuolismi di sorta che siano. Ma fondamentalmente salsapariglia, ammettiamolo.
Therefore, kaboom.
create.feed.kill.repeat.
Al mattino è dura.
E anche svegliarsi.
Nella migliore delle ipotesi mi lancio sotto la doccia e poi corro, nudo e sparsamente insaponato, fino alla fermata del bus.
Sarà l'adrenalina, sarà l'acqua fredda, sarà la concentrazione et coordinazione necessaria a fare l'elicottero con l'uccello se incontro una suora, ma in quei casi riesco a presentarmi al mondo con qualche neurone acceso.
Il più delle volte, invece, è davvero un casino.
Sveglia 06.45
Mi alzo dal letto e perdo l'equilibrio. Il più delle volte cado verso l'armadio, talvolta dentro l'armadio, altre semplicemente lascio che le pile di vestiti sparse in giro per la stanza attutiscano la mia caduta.
Vado in bagno, chiudo a chiave, attacco la stufetta, apro l'acqua.
Poi ci penso un po' e apro gli occhi.
Rimango qualche minuto a fissare la doccia , col vapore dell'acqua calda che comincia a salire, e mi dico cazzodibudda eppure sapevo come fare.
Dopo un paio di minuti ho un'intuizione geniale e mi spoglio. Resto in piedi, nudo, a guardare la doccia dicendomi cazzodibudda eppure sapevo come fare.
Mi si richiudono gli occhi e cado in direzione della doccia. Lo sbalzo termico mi inietta qualche cc di epifania: hai il crapone, quindi cadi in avanti, quindi ti basta puntare la direzione prescelta ed una felice combinazione di sonnolenza e mancanza di equilibrio lavorerà per te.
Il ragionamento mi sfinisce, appoggio la testa al muro e perdo genericamente conoscenza.
Game over. Tutto da rifare.
Sveglia 06.45
Consueto labirintite moment, ma sono sfortunatamente orientato e pesto uno dei pc sul pavimento, o mi impalo su Pungolo, o in qualche modo mi impicco alle corde del basso (e non ironizzate, stronzi, ogni anno milioni di persone muoiono impiccate alle corde del basso. del mio. la mia stanza è affascinante ora.).
Game over.
Sveglia 06.45
Non muoio nei primi trenta secondi ed esco indenne dalla stanza.
Cominciare con la doccia non ha funzionato, tentiamo il caffè.
Quando al Liceo il prof di fisica di turno tenta di imprimerti il concetto di algoritmo, con buona probabilità ti parla di come fare il caffé.
Mi sembra di averlo davanti, Giordano, a impararmi l'algoritmo del caffé.
Imperativo, sequenziale, lineare.
Ecco la mia implementazione:
Apro il frigo.
.
..
...
....
.....
Fanculizzo il frigo e localizzo la caffettiera.
La smonto.
Prendo il latte.
Rifletto.
Mi dò dell'idiota.
Poso la caffettiera.
Insulto tutti i Giordano che abbiano mai camminato in questa valle di lacrime.
Riprendo la caffettiera, metto l'acqua, metto il filtro.
.
..
...
....
.....
Apro il frigo.
Impreco alla peperonata fredda e chiudo.
Metto zucchero nel filtro della caffettiera.
Ci penso.
Ci penso.
Ci penso.
Fantastico sulla possibilità di violentare il signor Giordano con una caffettiera. Ma non il mio patetico esemplare, una Mokageddon Leviathan 9000.
Timeout.
Game over.
Idea: potrei prepararmi la caffettiera la sera prima.
Sveglia 06.45
Mi sbilancio verso la cucina, apro gli occhi, qualcosa luccica vicino ai fornelli.
Vuoi prendere Appunti?
SI NO
Sì, cazzo. Prendi. BLOINK! Leggi:
Con stograncazzo che ti sei preparato la caffettiera prima.
Game over.
Sveglia 06.45
Proviamo a mangiare qualcosa.
Latte, biscotti.
BAM!
Fuoco e fiamme.
Epic fail.
For some things, there's just no excuse.
Game over.
Sveglia 06.45
basta con questo stealth da froci, let's get dangerous (cit.)
Senza alzarmi, allungo la mano sotto il letto.
Bevo sei burn.
Level up.
Mi alzo con un triplo carpiato (su, giù, su, giù, triangolo, quadrato, triangolo, cerchio, triangolo, ics, su, giù, su, giù, select,start, una combo della madonna), salto fluidamente dentro ai vestiti, poi mi tolgo il pigiama da sotto ai vestiti senza togliermi i vestiti (sarà la caffeina o il succo di toro ad inibire il mio Centro Sinonimi?), mangio peperonata e bevo sugo di noci, esco di casa correndo e urlando, sono la versione berserk di bittersweet symphony, uccido la popolazione brindisina a spallate ed uccido nuovamente i vecchi inspiegabilmente sopravvissuti a gomitate nei denti, sbavo, serro le mascelle, schiumo dalla bocca, sghignazzo, mando bacini alle ciccione ed ammicco alle suore (solo fondi umani chez moi al mattino), mi tuffo sul pullman, limono duro il guido, inizio a mangiare un sedile, ululo con la testa sporta dal finestrino e la lingua fuori, al vento.
I valdostani mi scendono al capolinea, inerme e inerte, raschiandomi via dal sedile con una pala da neve.
Game over.
Monday morning. Voglia di vivere monotona decrescente. Salgo sul treno.
Occhi semichiusi per il sonno, sopracciglio sinistro leggermente arcuato in generico segno di disprezzo. Il consueto aspetto trasandato e incolto contribuisce all'aura di mgrrrf.
Dave Lombardo mi sta facendo un massaggio cardiaco a 180 bpm attraverso le cuffie, ma i miei bioritmi sono piatti, i miei neuroni perlopiù spenti.
Monday morning, insomma.
Quand'ecco.
Lei.
Grassa.
Di quella grassottaggine molesta e solo vagamente divertente, perlopiù molesta.
E. STA. PIANGENDO.
Guardando il cellulare.
Alzo gli occhi e ringrazio i neon spenti del treno.
grazie, neon. ve ne devo una. e non è nemmeno il mio compleanno.
La punto. è in una coppia di sedili isolati. Quello al suo fianco è in percentuale accettabile libero, anche se la sua chiappa sinistra (o ciccia di altro luogo indigena che, colando, si trova ad occupare strategicamente la posizione di chiappa sinistra) tenta di rivendicarne possesso e proprietà sbrodolandocisi sopra, invadendolo.
Mi rendo conto di avere i denti scoperti. Immaginatemi come Aphex Twin con il suo ghigno migliore. Arriccio il labbro superiore, mi mordo il lato destro di quello inferiore, socchiudo gli occhi e allargo le narici.
Sono un cazzo di lupo, una tigre, e lei, lei è una grassona seduta su un treno.
grazie, neon. ne farò saggio uso
Lei sta guardando il telefono.
Rallento. Distendo i lineamenti, assumo un'aria di compatimento, cerco di emettere empatia.
Valuto la possibilità di inumidirmi lo sguardo ma decido di giocare progressivo.
La guardo negli occhi, o perlomeno dove stimo che dovrebbero essere gli occhi in mezzo a tutta quella strabordanza, e le parlo con voce profonda (il lunedì mattina aiuta).
:-Ciao. Posso sedermi, per favore?
Le dò appena il tempo di voltarsi a guardarmi, a guardarmi vedere le sue lacrime, e poi
:-Grazie, con tono sinceramente riconoscente, appena un accenno di sorriso di gratitudine.
A sorridere troppo il rischio è che si senta derisa.
Lei traffica un po' col cellulare, poi mi guarda, poi cellulare, poi me.
Io sono seduto di trequarti e, quando lei si volta verso di me, aspetto qualche secondo e poi alzo lentamente lo sguardo a incontrare il suo. Minchia se è brutta.
Quando si volta, io torno a guardarmi le mani.
Non accavallo le gambe, non incrocio le braccia.
Il palmo della mano sinistra è rivolto verso di lei.
Quando lei inspira, io inspiro. Quando lei espira, io espiro.
In meno di un minuto ho il suo ritmo.
Il suo ritmo si fa più blando ma il pattern non varia. Il respiro rallenta.
Quando mi guarda comincio ad abbozzare piccolissime timide frazioni di sorriso.
Non ho avuto modo di prepararmi, e studio rapidamente cosa potrei essere. Sull'età non mento, non ha senso. Cosa studio? Matematica. più stupido. Ingegneria. più grasso. Filosofia. sei sulla strada giusta. Antropologia. Poi pensa che tu voglia studiarla. Scienze dell'educazione. cazzo, sì. marmocchi. hotdogzilla lì non vede l'ora di spremersi attraverso le strette colonne d'Ercole dell'adolescenza e sbrodolarsi nell'ampio calco di una matrona plurifigliatrice, ci scommetto.
La gravidanza è l'antisesso, lei è l'antisesso, quindi lei ama i bambini. ok. ma hotdogzilla è inascoltabile, dai. Ora mi devo inventare qualche trauma infantile, qualcosa di orribile. Qualcosa che mi costi molto confessarle e che ci leghi per sempre dopo che l'avrà saputo. Sono stato violentato. Il cazzo, ti metti a ridere in tempo zero. Ho cambiato sesso. Vedi sopra. Mmmh. Dismorfofobia. Eccolo. Ci diremo quanto ci troviamo brutti e soli e ciononostante speciali, disperatamente unici e incompresi, ci abbracceremo e saremo fratelli di sangue.
Sto curando i dettagli, come i tic e la cadenza nel parlare, quando il suo telefono squilla.
è lui.
Mh, pessimo tempismo.
Se me la fa piangere lui non è punto.
Cazzo di cicciona, le sorrido.
Lei si gira verso il finestrino, parla concitatamente. Entro il primo migliaio di parole, cioè una ventina di secondi circa, sta di nuovo frignando.
Cazzo di cicciona.
Sono fuori dal cast ma ho comunque un posto in prima fila. E allora godiamocela, signori.
E me la godo, eccome.
:-Non ti interessi mai di quello che penso.
:-Dovresti sapere cosa penso.
:-Non mi fai mai sentire importante.
:-Guarda che prima o poi perderò la pazienza, ed allora ti dispiacerà.
:-Non fa ridere, non sto scherzando.
:-Non giocare con me.
:-Parliamo.
:-No, ti prego, parliamo.
:-Ti prego.
:-Ti amo.
Il tutto in un delizioso crescendo di singhiozzi e scorrendo di lacrime. La voce le si è rotta.
Stacca il telefono e si abbandona ad una versione particolarmente grufolante di pianto.
Io sono estasiato.
Stazione di Nuova Olbia, devo scendere.
hey, le faccio
lei si volta verso di me, gli occhi gonfi, il trucco a puttane, i menti fuori posto.
Le pianto per una frazione di secondo lo sguardo in fondo agli occhi, oltre la pupilla, dritto sulla retina.
poi sorrido, e davvero.
grazie, le sillabo senza emettere suono, davvero.
poi scendo, e continuo a sorridere.
cazzo di cicciona.
voglia di vivere crescente.
:-Salve, cerco un libro. Autore sfortunatamente ignotomi ma titolo abbastanza particolare: Il diavolo, Cantor e l'infinito.
:-Un attimo.
La Scimmia Ammaestrata Feltrinelli spaciocca sulla tastiera. Io ho, come sempre, un ritardo della Madonna e ho pianificato al seminuto ogni fase. Ho assegnato 120 secondi all'interazione me-scimmia.
Non trattabili.
Non dalla scimmia.
Ma lei sa contare sono fino a 20, nuda fino a 19, e quindi scialacqua con nonchalance (minchia!) il mio preziosissimo tempo.
Trovo, come sempre, oltremodo oculata la scelta di assegnare ad un umano un compito che un C64 farebbe prima e meglio.
Cerco dunque di intrattenermi leggiucchiando le puttanate disposte sul desk-cassa. Smemorande, moleskines, libri di calciatori. Esatto, le taboo delle librerie, le minchiate che nessuno comprerebbe mai, ma, voglio dire, già che si è lì ad aspettare che quella troia riesca a battere a macchina quella straminchiavolante di trentina di caratteri, ecco, magari sfoglio le tictac, ecco.
Dopo cinque durissimi secondi la guardo e accendo un neon mentale a 720p
Lei ticklatick sulla tastiera, con momenti di incertezza ad occorrenza crescente.
Alza gli occhi e mi guarda.
Io le sorrido, le chiedo trovato? e intento le fisso con attenzone collo, valutando il punto migliore per piantarle uno yokogeri.
:-Non riesco a scriverlo, mi dice.
Da non so quale ufficio pignoleria del mio cervello mi fanno notare che, nel tempo in cui costei NON ha digitato il singolo titolo del libro io sarei riuscito ad iscrivermi ad aNobii, recensirlo scopiazzando da wikipedia, creare e distribuire sui circuiti di filesharing dei fakes con quel titolo e come file effettivo un'autobiografia di Marcello Pera, ed ovviamente stamparne un paio di versioni, rilegarle hardcover e parcheggiargliele sulle gengive.
:-Il diavolo, Cantor, l'infinito.
:-Non so..
La vedo guardare smarrita la tastiera e vorrei essere credente per prendermela con qualcuno di diverso da Murphy.
:-Cerchi solo Cantor, immagino non otterrebbe troppi risultati.
{a piccoli passi, piccola testolina di cazzo}
:-Cerco infinito!
{tua madre era una grande scimmia antropomorfa. Non hai mai conosciuto il tuo vero padre}
:-Se vuole.. ma forse non è così discriminante.
:-iiii.....enne....iii...no!...cancella. iiii.....enne......effe....dov'è la i?
Perdo mentalmente il treno. Poi un altro. Poi infiniti altri. Bologna Centrale viene distrutta e ricostruita in vetroresina vulcaniana minchiafaust.
:-enne...enne...enne...
Oltre la vetrina della libreria interi cicli di evoluzione si affacciano alla vita, muovono le loro pedine e muoiono di autocombustione, dirigendosi nuovamente nel vuoto cosmico del Nirvana.
:-...iiiiiiiii...
L'uomo uccide Dio. L'uomo crea i dinosauri. I dinosauri mangiano l'uomo. La donna eredita la Terra.
:-.....uff,no,cancello
Sulla superficie della mia prigione temporale si infrangono gli eoni, ere geologiche svaniscono nel fluido orizzonte. L'orogenesi sfigura il pianeta, nuove razze si impongono sull'uomo, l'umanità tenta la carta disperata di una fusione prematura con le macchine. I sigilli vengono rotti uno ad uno, lingue glaciali riportano con sadica maestosità il mondo al silenzio.
E quella puttana ha a malapena scritto 'infinito'.
:-Oh, dodici catacurbilioni di risultati.
E inizia a scorrerli.
:-Provi con Cantor.
:-Posso provare con 'diavolo'.
:-Provi con Cantor. Meno risultati, più precisione.
:-Canto?
:-CantoR.
:-Kant?
:-CANTOR. Matematico. Bipolare. Insiemi.
:-Si scrive con la K.
Mi guardo intorno cercando qualcosa da infilarle nelle orbite. Qualcosa di rostrato, potendo.
:-No. C,A,N,T,O,R.
tickletickle
:-Non trova nulla.
:-Ora lo scriva con la C.
tickletickle
:-Eccolo! Satana,Cantor e l'infinito. Fuori catalogo, mi dispiace.
Parte di me si dichiara molto delusa dalla scelta di Satana al posto di Diavolo (ma tanto voialtri che cazzo ne capite), qualche altro furbone mette a uno il flag FAIL e sveglia così il {demone del} senso di colpa. Che attacca a farmi il culo.
{sei un coglione, lo sai?}
No, cioè, vabbé, ecco, uff..
{sei. un. coglione.}
Ero in buona fede.
{dillo}
Ma diavolo, dal greco diabolé, s
{fotte cazzi del greco diabolé. Hai fatto una minchiata}
Sì.
{chiedi scusa alla scimmia}
:-Scusa, scimmia.
:-Scusi? dice la Scimmia Ammaestrata Feltrinelli
{sei un?}
Coglione.
{bravo. Ora fuori}
Devo pagare i libri di McCarthy.
{vero. Muoviti}
Posso comprare Anelli nell'io?
{sei un ruffiano}
Lo so. Pace?
{sì}
:)
{ma compra quella maglietta 'il razzismo è una brutta storia'. è marcatamente omosessuale, ma tu non lo sai e non sarò io a dirtelo}
Bastardo.
{grazie}
Come buona parte dei miei connazionali con QI a tre cifre (consistente peraltro in una trascurabile percentuale), coltivo il sogno di emigrare, espatriare, spedirmi in vacanza al confino.
Mi chiedo spesso cosa si potrebbe fare dell'Italia nel momento in cui mi trovassi finalmente a non averne più immediato bisogno.
Sarebbe carino riciclarla in qualcosa di vagamente utile, funzionale, gradevole ai sensi.
Sarebbe anche oltremodo carino nuclearizzarla, e facendo due conti i pro soverchiano i contro, ma ci sono un paio di persone che proprio mi spiacerebbe nebulizzare, e soprattutto troppi alberi e troppa arte per far sommariamente tabula rasa.
Quindi pensavo, potrebbe diventare una specie di zoo, un parco naturale in cui l'italiano medio è specie protetta, un Jurassic Park di ignoranza revisionista e cattolicizzata.
Mettiamo tipo dei gabbioni e noi altri svedesi/francesi/esuli andiamo in giro in jeep e ci meravigliamo dell'incredibile fauna umana che la fondazione Hammond e i fondi europei ci permettono di osservare e disprezzare.
Alla vostra destra un pugliese affaccendato nel mangiarsi le unghie dei piedi mentre su quel faggio un molisano sgrana il suo rosario. Laggiù, invece, si intravedono dei veneti intenti a guardare mediashopping mangiando ciò che si estraggono dal naso.
Dovremmo tenere un po' sotto controllo gli andamenti demografici, ma la gestione è banale.
Ingegnere, ci servono più italiani.
Apro i rubinetti della sangria. O quelli dei brasiliani.
Meno italiani, meno.
Apro i rubinetti dei preti. O quelli dell'amianto.
Io ovviamente non avrei tempo e voglia di gestire la cosa, ma potrei affidare tutto al campione mondiale di qualche videogioco gestionale tipo theme park o rollercoaster supercazzo manitù 2009. Visto che è con buona confidenza un coreano di dodici anni, non dovrei neanche pagarlo, gli darei semplicemente una copia delle chiavi della gabbia delle soubrettes.
A livello di spese di mantenimento degli italiani mi limiterei ad assecondate la tendenza all'omeostasi autarchica e isolazionista. Una specie di Truman Show peninsulare.
Panem et circensem, ma rigorosamente pay per view.
Magari clono un po' di Berlusconi, Costantino e Totti e li spargo per i villaggivacanza, affinché ognuno abbia la possibilità di leccare il suo preferito. Magari li modifico geneticamente facendo sì che sudino soma.
O che lo eiaculino, ci devo pensare.
Il merchandising farebbe il resto.
Anche se sicuramente antropologi di tutto il mondo sarebbero interessati al fenomeno, e potrei studiare qualche convenzione con università e centri ricerca.
Lascerei lanciare noccioline.
In pratica, a pensarci, non dovrei fare un cazzo se non lasciare le cose come sono.
E, da dentro la mia gabbia, mi chiedo perfino se avrebbe senso costruire gabbie.
[stream of minchiousness. mi riservo il diritto di smanacciarlo, somewhen else]
Ma è quanto di più personale io abbia mai scritto.
C'è molto, moltissimo me che affiora fra numeri e facezie, che traspare dalle oscenità.
Le persone, la Spagna, i rapporti, le metafore,
i recinti razionali di irrazionalità,
il ponderare valori, voleri e doveri,
il me ed il noi,
il potenziale egoismo della felicità e il certo autolesionismo di certo altruismo]
Il sesso è una partita a bang. Lei è lo sceriffo, ha 5 punti vita, un bazar di blu a terra e dieci whiskeys in mano. Tu sei un furilegge moribondo con in mano un duello e un sette di quadri. è un casino, gente, le carte non girano mai dalla tua, e tanti non puntano manco a vincere, ma almeno a sopravvivere alla prima mano.
Non so voi, signori, ma io sono a quota cinque doppi sensi.
Per noi maschietti è forse il paradosso piu' grande.
Buona parte del nostro cervello passa 24/7 a ripeterci sessosessosessosessosesso.. e quindi eiaculiamoci oltre il punto di non ritorno appena possibile, giusto?
EH NO! NO! è qui che sbagli (cit.)
Perché non ci sono seconde chances per gli usain bolt del sesso.
Ergo?
Proiettarsi altrove.
Svuotare la mente.
Pensare ad altro.
Ed ecco che dietro a due occhi languidi/arraposi parte un grand guignol del peggio del nostro peggio.
Non mi addentro nel merito perché non è nel mio metodo.
Vi giro un paio di righe del Sommo Chuck.
Per impedirmi di venire, immagino luoghi d'impatto di disastri aerei, immagino di calpestare merde. Con l'uccello che mi brucia, immagino foto fatte dalla polizia a rottami di macchine accartocciati, ferite da fucilata a bruciapelo. [..] Per impedirmi di venire, immagino le lezioni di anatomia del primo anno, immagino di dissezionare i due lembi del clitoride, le crura, ciascuno lungo più o meno quanto un dito indice. Immagino di dissezionare i corpi cavernosi, i due cilindri di tessuto erettile del pene. Recidevamo le ovaie. Asportavamo i testicoli. Impari a recidere tutti i nervi e a metterli da parte. I cadaveri che puzzano di formalina, di formaldeide. L'odore delle macchine nuove. Con queste immagini di cadaveri in testa puoi stantuffare per ore senza arrivare al capolinea.
Romantico, eh?
Fortunatamente non sono del giro.
Evito lo splatter per paura di crearmi dei ponti neurali indesiderati.
Di ricordare la mia prima volta come quando pensavo a Cecchi Gori.
(con Cecchi Gori tiri per ore).
Di guardare foto di ulcere in funzione del connubio.
Di trovarmi, un giorno, a realizzare che mio figlio è stato eiettato mentre pensavo ai bagni degli autogrill.
Io conto.
Tecnicamente, tabelline traslate.
Tipo 6,13,20,27,34,chissa'.
Serve a distrarmi, mi impegna relativamente poco cervello, nessun side effect permanente tipo le suddette associazioni palahniukke.
E se anche il numero 5040 talvolta mi causa durelli, le altre vecchiette in coda per comprare il formaggio non sembrano dispiacersene.
Peraltro, non posso immaginare il contatore à la Lost perchè penso a quando partono gli uccellini rossi e neri e mi angoscio addosso. Non immagino nemmeno contatori generici perché il mio cervello ci associa un DING! DING! DING! ad ogni scatto e mi sembra di fare sesso con un flipper. Il che mi eccita morbosamente e vanifica l'utilità prima del contatore stesso.
Certo, sul momento puoi fare le peggio cazzate.
(ometto sbuffi, bramiti e gnikigniki)
Tipo
Esultare quando arrivi a mille/diecimila/centomila, venire urlando cinquecentocinquantaquattromilaottantaquattro oppure ventisettemaavevopersoilconto, farle dei segni con l'uniposca blu sulle tette ogni cinquantamila, appendere al letto i tuoi cazzo di grafici in excel sull'andamento prestazionale stagionale, darsi al data mining più smodato.
Ok, è un farsi del male, un limitarsi, un tarparsi le ali, ma serve, o servirebbe, capire quando non è il momento per vivere. Essere sparato al di fuori dell'universo, intravedere lo scibile ed il fenomenico nella loro interezza quando sono al di là della portata di mano, Heisenberg, cazzo, sempre lui, lui e un po' Wiener, e poi trovarsi ad aizzare il grottesco contro il lineare e prendere un grosso respiro prima dei prossimi piccoli enormi respiri, invecchiare di dieci anni, aprire una pancia con un bisturi per rimuovere gli altri bisturi, demolire una cattedrale per ricostruirla piena di fiori e frutta e parole e numeri. E tartarughe.
Perché alla fine ti stai causando degli scompensi idraulici che ti faranno morire di embolia martedì se non di embolia lunedì, ma sticazzi, se vivi consapevole non puoi morire ignaro.
Alle medie si è veramente il fondo umano.
Personalità fragilerrime mascherate da atteggiamenti pateticamente bellicosi.
Corpi da preadolescenti associati a pulsioni sessuali da ultraottantenni.
Mentalità da idiota con autostima da idiota.
E poi si è davvero dei sadici senza ritegno.
Un pessimo ambiente per un Pierfilippo Colautti, ecco.
Pierfilippo Colautti.
Ciccione sudaticcio, e già questo bastava.
In effetti non è che avesse altri difetti.
Era un ciccione sudaticcio e, mi ripeto?, questo bastava.
Colautti era oggetto di scherzi e vessazioni di varia natura.
Personalmente non infierivo sul povero ciccione bastardo, e mi limitavo a disprezzarlo a debita distanza.
In una infausta ora di tecnica venni sorpreso a infilare biscotti nello spartichiappe di Noemi, e per punizione spostato dall'ultima alla prima fila. Esatto, vicino al suddetto ciccione bastardo.
Vuoi essere mio amicone?
No.
Perché no?
Hai delle bellissime tette, guarda, ma che ci vuoi fare, io sono un tipo sensibile, e non vorrei usarti.
Sancimmo dunque un tacito accordo di non-belligeranza: io non lo molestavo troppo e lui non mi sudava addosso. Finché, la prof di inglese annunciò
Vado a prendere il registro e poi correggi i compiti, Colautti.
La prof esce, Colautti sclera non pochino, cambiando contemporaneamente colore. Sguardo attonito (pallore mortale), fruga nella cartella (rosso), rovescia la cartella (rosso pompeiano), piange un po' (indaco), si rivolge disperatamente a me (paonazzo).
Devi aiutarmi.
No.
Fammi l'esercizio.
Suca.
Non ho fatto i compiti. Devi aiutarmi.
Cercherò di essere chiaro con te: ammazzati nella merda, vuoi?
Ti prego. Ti prego.
Sei una bimba grande, Burghy, sei in grado di fare queste minchiatine.
Non so farlo. Aiutami.
Come puoi verificare da te, sono molto impegnato.
Ma stai scarabocchiando un diario!
è il diario di Noemi. E non è facile come sembra, Panzer. In primo luogo, vedi, ogni sailor troia ha un cazzo particolare. Sailor Mercury, ad esempio, ha una sbranga a due mani, e bisogna rifinirne con attenzione l'impugnatura, o i lettori saranno delusi. Sailor Moon ha sempre dei sonagli appesi alla punta del pene: è una promessa fatta ad uno sciamano che ha incontrato in un viaggio spirituale in India. Vorrei aggiungere un evento traumatico nel suo passato per dare spessore al personaggio, che dici?
Non lo so, non lo so, fammi l'esercizio!
Sailor Mars ha un'enorme verga di cioccolato. Sailor Jupiter non ho ancora deciso. E poi..
AIUTAMI!
Ah, ecco, Sailor Venus ha la minchia che parla. Come yoda di Guerre Stellari.
...
Baciare me tu devi. Paura non avere, Jabba!
daidaidaidaidaidai fammi i compiti!
Davvero, Milkasaur, questi cazzi non si disegneranno da soli.
Ma non posso dire che non ho fatto i compiti!
Certo che puoi
...ma non si arrabbia?
Oh, beh, certo, all'inizio per te saranno cazzi ipercubici: 2 d'inglese, media insufficiente, bocciatura, cinghiate a casuccia, abbandono degli studi, tentativi lavorativi sempre più umilianti fino alla mercificazione del tuo bel corpaccione sudato, poi, oh, questa polverina mi fa sentire così VIVO!, infine un patetico tentativo di furto in un Lidl armato di super liquidator, l'arresto, il processo, la condanna, il carcere, le saponette che cadono in doccia, il tuo focoso compagno di cella Fernando che ti bisbiglierà 'te quiero, gordito' mettendoti il rossetto sugli sfinteri..
Sei un bastardo.
Lusingarmi è un'attività lodevole, ma non ti aiuterà a svolgere quel compito.
Ma gli amiconi si aiutano coi compiti!
Entra la prof. Colautti frigna. Io provo a disegnare dei baffoni alla Groucho Marx al pene di Sailor Jupiter ma li cancello insoddisfatto.
Colautti, forza, il primo esercizio.
Colautti gorgoglia genericamente.
Colautti!
Colautti sfrigola dalla tensione.
Io butto un occhio sull'esercizio
Colautti, non hai fatto i compiti?
Colautti mi guarda disperato.
Io alzo il pollice in segno di incitamento: way to go, burrito.
Colautti, portami il libretto.
Colautti frigna no no no, prof
E allora leggi l'esercizio. Anche se non l'hai fatto, devi essere in grado di farlo ora.
Ehm.. vuud iu laik tusiiiiit..
A quel punto un'intuizione mi colpisce.
Senza farmi troppo beccare, collego due frasi dell'esercizio, dando un po' di respiro al ciccione.
Colautti è al settimo cielo, troppo alle strette per pensare prima di leggere.
E legge.
Prima che la prof esploda e consegni Colautti al suo triste destino ho ancora il tempo di dare una pacca sulla spalla al mio nuovo amicone e bisbigliargli
'buena suerte, gordito'
Dopodiché mi rimetto a dedicarmi con solerzia alla minchia di Sailor Jupiter.
Salve, signora Patafrulli
Ciao figliolo, accomodati, è pronto
Grazie mille. Che buon profumo!
Ho fatto la pashta, i spiedini coi nutti, poi insalat ad patat. NON C'è NIENT'ALTRO, EH!!!
Sìsì, va benissimo, guardi, mi sembra un ottimo menu
Ecco qui la pashta, MANGIA!
Mangio, signora Patafrulli, mangio
Vai ancora a shcuola?
Sono in sessione es..
Voi altra pashta?
Volentieri, grazie
Ecco. Stai andando a shcuola?
Vado martedì a dare un es..
Voi ancora pashta?
No, grazie, davvero, molto buona, ma due piatti bastano
Allora ti dò i spiedini
Gentilissima, grazie
Ecco i spiedini. Non vuoi della pashta, prima?
Vanno benissimo gli spiedini, grazie
Ce n'hai amici, a scuola?
Certo, signora, certamente
E allora perché non ci vai?
Non ho lezione in questo periodo
Ti fanno i dishpetti?
No, è che proprio non devo andare a scuola, non ci sono lez
Voi altri i spiedini?
No, grazie, erano ottimi, ma erano anche abbastanza
Voi pashta?
Nononono, grazie mille
Ti dò i formaggi
Grazie, signora Patafrulli
Ecco, figliolo. MANGIA!
Questi sono spiedini, signora Patafrulli
Non voi i spiedini?
Basta spiedini, grazie
Prima li hai mangiati
Vero, ma capisce che questa induzione è fallace, mi obbligherebbe a mangiare spiedini in eterno
Voi pashta, allora?
No, guardi, basta così
Ma hai detto che volevi i formaggi
Beh, sì, se ci sono li mangio volentieri, ma altrimenti non
Ecco qui
Questa è pasta
Non voi pashta?
Guardi, basta così
Perché non ti fai amichetti a scuola?
Ho amici a scuola
Ti farebbe bene avere amici a scuola
Ho amici a scuola
Voi pashta?
No, basta, grazie
Martedì c'è un'offerta alla coop di Casalpusterlengo
Non credo le convenga andare a fare spesa lì, signora Patafrulli, sono 32 km, ci sono negozi più vicini
Con due confezioni di gelato al burro c'è un coso gratis
un coso cosa?
Ecco la réclame. 'in omeggio un fantastico scavakiwi in acciaio'
..signora Patafrulli, è un cucchiaino
No, vedi la réclame, qui dice 'fantastico scavakiwi in acciaio'
Allora le faccio presente che quel cassetto laggiù è pieno di scavakiwi in acciaio
Ma queshto è in omaggio
Ma non le serve
Ma è in omaggio
Non facciamo progressi
Voi pashta?
No, grazie. Ad ogni modo, 32 km per un cucchiaino gratis, quand'anche utilizzabile come fantastico scavakiwi, non mi sembra molto conveniente
La réclame dice che la Coop di Casalpusterlengo conviene sempre
è una pubblicità, signora Patafrulli
Ecco, appunto. Voglio andare. E VADO!
Guardi, è nel suo diritto. Ma lei non ha la patente. La porta il signor Patafrulli?
No, non vuole
Ecco
Dice che non ci serve uno scavakiwi
Addirittura! Ma pensi.
Mi devi portare tu
Guardi, signora, non esiste proprio
Martedì mi porti
Martedì ho un esame, sono all'università
Ma hai detto che non stai andando a scuola perché non hai amici
Non ho lezioni, vado solo per gli esami. Martedì ho un esame. Quindi martedì vado.
...
Vuole uno schemino del modus ponens?
Partiamo alle 6 del mattino
No, ho un esame, non posso
Ma poi vai piano, eh!
NON-POSSO, signora Patafrulli
E niente musica braaaaaagh come fai sempre eh!
Legga le mie labbra, signora Patafrulli: NO
Voi pashta?
No, davvero, grazie mille. Un'ottima colazione, ma ora devo andare
Martedì allora
No, signora, in nessuno dei mondi possibili. Io ho un esame
Ma io voglio il fantastico scavakiwi
Apra quello stracazzo di cassetto e ne troverà una ventina!
Ma quello è omaggio!
Anche quelli nel suddetto stracazzo di cassetto, LI PRENDA, SONO SUOI!
Ma la réclame dice che conviene!
Signora, ci sono talmente tanti modi in cui potrei risponderle: mai, neanche tra un milione di anni, assolutamente no, se lo scordi, se lo tolga dalla testa, niente, negativo, mmhm, naa, noo e naturalmente quello che preferisco in assoluto. L'uomo che cade nel burrone:
noooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo...........
...
Puf!
Non mi porti?
Esatto, no, mi dispiace.
Bastava dirlo, eh! DIRLO SUBITO!
...
Voi pashta?
Agli schemi di Propp non si sfugge, dai clichés non ci si allontana.
Ecco dunque che ogni romanzo, film, fumetto presenta variazioni sul tema dei soliti, prefabbricati ruoli:
Da una parte c'è lui
L'Eroe Eponimo Del Cazzo™, buono, generoso, prestante, fa la differenziata.
Sovente dotato di Vecchio Mentore© e/o Aiutante Basso e Gay©.
Non manca mai la Phregna Cosmica™, ruolo solitamente riservato a giovani attricette emergenti, distintesi per le squisite abilità interpretative durante lo spompinamento della popolazione mondiale dei produttori.
(non che sia facile recitare Shakespeare con un pene giù per l'esofago, pare)
Dall'altra c'è lui
il Genio del Male™.
Il Genio del Male™ è quasi sempre palesemente superiore all'Eroe Eponimo Del Cazzo™: la combo intelligenza superiore + completa mancanza di inibizione + sadismo + arsenale della Madonna© ti dà un certo vantaggio, ecco.
Ma c'è un'ultima, tragica caratteristica tristemente propria dei Geni del Male™: fare una puttanata colossale quando ormai la vittoria sembrava inevitabile.
E io rosico, rosico sempre, perché ovviamente la mia stima ed immedesimazione sono di parte, e mettere su un piano geniale per poi sedersi su un palo avvelenato mi dà un po' l'idea della caduta di stile.
Urge briefing, signori.
Ecco, dunque, il mio contributo alla categoria.
Geniodelmale™ for dummies
0) Il piano: Ecco, qui potete veramente fare quel che volete. Avercela su con l'umanità, ucciderne uno/qualcuno/centomila, nebulizzare pianeti, diventare Papa. In fondo siete lo stronzo di turno, mica vi serve feedback, no?
1) Esiste sempre un piccolo artefatto in grado di distruggervi. Distruggetelo.
2) Esiste sempre un piccolo artefatto in grado di distruggervi. Se non potete distruggerlo, nascondetelo. Ma non in un forziere su una cazzo di isola deserta. Impiantatevelo sottopelle.
3) Esiste sempre un piccolo artefatto in grado di distruggervi. Se non lo possedete, fatevi due conti. Come può essere usato per nuocervi? Buttandolo nell'Amon Amarth? Bene, nuclearizzate l'Amon Amarth. ORA.
4) Se avete usurpato il trono, uccidete il degno reggente. L'esilio è una minchiata. Tenerselo in cantina, sebbene con una maschera di ferro, mette solo a rischio il vostro regno del terrore e le vostre scorte di zibibbo.
E prendetevi la briga di sterminare almeno un paio di generazioni in tutte le direzioni dell'albero genealogico. Precauzioni.
5) Usate password più complesse di DOOM o EVIL85. E usate la crittografia RSA. Quella è MATEMATICAMENTE sicura, ovvero non si buca nemmeno se all'hacker buono di turno stanno facendo un pompino.
6) Assolutamente NON progettate manieri/rifugi/astronavi con sistemi di autodistruzione. Al massimo, se volete, potete installare un finto megapannello di controllo col bottoncione rosso SELFDESTRUCT. Ma spalmatelo di superattack e, soprattutto, inseritelo in una stanza - forno a microonde.
7) Fate indossare dei collari-taser a comando vocale a TUTTI i vostri sgherri. E non tenete il Nibbio Infernale Scarlatto in un luogo dove possiate inavvertitamente precipitare.
8) Non appuntate sul cadavere delle vostre vittime pezzi di puzzle, rebus, kakuro o unisci i puntini con informazioni vitali e segretissime sul vostro unico punto debole. Mettete loro una damigiana di virus Ebola sul petto ed una bomba a mano in bocca.
9) Non concedete all'eroe un'ultima sigaretta / parmigiana / partita a tresette. E soprattutto non svelategli tutti i dettagli del vostro piano diabolico. Studi scientifici dimostrano come questo porti, con confidenza superiore al 90%, ai seguenti eventi: lui si libera, lui vi stordisce, lui vanifica il vostro piano, lui scopa la principessa, lui si pulisce su di voi.
10) Ora, tutti riconosciamo il fascino di una candela che brucia una corda che sposta un contrappeso che libera un gatto che mangiò il topo che fa partire un pattino che aziona un domino da sessantaquattromila pezzi che aziona una carrucola che fa precipitare l'acerrimo nemico, legato, nell'acido. Davvero.
Ma mettere in moto tutta sta incredible machine e poi andarsene masturbando il proprio ego per la trovata geniale.. è una cazzata.
Volete far fuori qualcuno? Piantategli un set di miracle blade negli occhi, fategli bere qualche litro di cemento a presa rapida, decapitatelo.
POI, voi presenti, azionate il giochino.










